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2.9.19

La poesia del lunedì. Corrado Govoni (1884 - 1965)



LO SCRICCIOLO
Su e giù, va e viene sempre inquieto,
fruga e becca tra gli spini:
qua un seme, là una goccia ed una foglia
senza che di mangiare abbia gran voglia,
senza sapere se voli o se cammini.
Somiglia alle ragazze più vivaci:
le tieni ferme solo con i baci.

Da Govonigiotto, 1943 in E. Sanguineti, Poesia italiana del Novecento, Einaudi Gli Struzzi 1972

26.8.19

La poesia del lunedì. Constantinos Kavafis (Alessandria d'Egitto 1863 - 1933)



Muri

Senza riguardi, senza vergogna né pietà,
mi han costruito attorno alti muri, solidi.

E adesso mi dispero, inerte, qui.
Non penso ad altro: mi divora tutto questa dura sorte.

Quante cose dovevo fare là fuori.
Dov’ero mai quando stavan murando?

Non ho sentito mai rumori o voci.
Mi hanno escluso dal mondo a mia insaputa.

In Itaca, AIPSA, Cagliari, 2011 - Traduzione Giangavino Irde

19.8.19

La poesia del lunedì. Raymond Queneau (1903 - 1976)



Ben collocate ben scelte
poche parole fanno dei versi
è sufficiente amare le parole
per scrivere una poesia

non sempre si sa quel che si dice
quando nascono i versi
bisogna poi trovare il tema
per dare titolo alla poesia

ma d'altra parte si piange o si ride
mentre si scrivono dei versi
c'è sempre qualcosa di estremo
in una poesia

---

Bien placés bien choisis
quelques mots font une poésie
les mots il suffit qu’on les aime
pour écrire un poème

on ne sait pas toujours ce qu’on dit
lorsque naît la poésie
faut ensuite rechercher le thème
pour intituler le poème

mais d’autres fois on pleure on rit
en écrivant la poésie
ça a toujours kékchose d’extrème
un poème.

trad. Salvatore Lo Leggio

12.8.19

La poesia del lunedì. Pablo Neruda

Pablo Neruda a Capri
Il vento nell'isola
Il vento è un cavallo:
sentilo come corre
per il mare ed il cielo.

Vuol trascinarmi: ascolta
come attraversa il mondo
per portarmi lontano.

Fra le braccia nascondimi
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la bocca innumerevole.

Ascolta come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.

Fronte sulla mia fronte,
la bocca sulla mia,
legati i nostri corpi
all’amor che ci brucia,
lascia che il vento passi
senza potermi prendere.

Lascia che il vento corra
coronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell’ombra,
mentre, sommerso, io
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposo, amore mio.
---
El viento en la isla
El viento es un caballo:
óyelo cómo corre
por el mar, por el cielo.

Quiere llevarme: escucha
cómo recorre el mundo
para llevarme lejos.

Escóndeme en tus brazos
por esta noche sola,
mientras la lluvia rompe
contra el mar y la tierra
su boca innumerable.

Escucha como el viento
me llama galopando
para llevarme lejos.

Con tu frente en mi frente,
con tu boca en mi boca,
atados nuestros cuerpos
al amor que nos quema,
deja que el viento pase
sin que pueda llevarme.

Deja que el viento corra
coronado de espuma,
que me llame y me busque
galopando en la sombra,
mientras yo, sumergido
bajo tus grandes ojos,
por esta noche sola
descansaré, amor mío.

dal sito "Poemas del alma" - Traduzione S.L.L.



5.8.19

La poesia del lunedì. Mario Benedetti (Uruguay 1920 - 2009)


Ogni città può essere un'altra
quando l'amore la trasfigura
ogni città può essere tante
quando gli amorosi la percorrono

l'amore passa per i parchi
quasi senza vederli ma li ama
tra la festa degli uccelli
e l'omelìa dei pini

ogni città può essere un'altra
quando l'amore dipinge i muri
e tra i volti che indugiano
uno è quello dell'amore

l'amore viene, va e ritorna
e la città è testimone
dei suoi abbracci e crepuscoli,
dei giorni belli e delle sue tempeste

e se l'amore se ne va e non torna
la città accetta il proprio autunno
giacché le restano solo il lutto
e le statue dell'amore


L'amore, le donne e la vita, Nottetempo 2019, traduzione S.L.L.

29.7.19

La poesia del lunedì. Octavio Paz (Città del Messico 1914 - 1998)



Destino del poeta
Parole? Sí, d’aria,
e nell’aria perdute.
Lascia che mi perda tra parole,
lasciami essere l’aria sulle labbra,
un soffio vagabondo senza contorni,
breve aroma che l’aria disperde.

Anche la luce in se stessa si perde .

---

Destino del poeta
¿Palabras? Sí, de aire,
y en el aire perdidas.
Déjame que me pierda entre palabras,
déjame ser el aire en unos labios,
un soplo vagabundo sin contornos
breve aroma que el aire desvanece.

También la luz en sí misma se pierde.

In Poeti ispanoamericani del '900, a cura di Francesco Tintori Montalto, Bompiani 1987 Traduzione S.L.L.

22.7.19

La poesia del lunedì. Juan de Tassis y Peralta, Conde de Villamediana (Spagna, XVII secolo)



A una signora che cantava
La peregrina voce e il chiaro accento
che la dolce gola ha liberato
con il soave effetto dell'udito
possono ben fermare ogni tormento.

Ma il nuovo accidente che io sento
ha in sè un altro mistero non compreso,
ché nella gioia più alta del senso
trova causa di pena il sentimento.

Effetti vari: lo stesso canto lascia
nella sospensione che ci aliena
la follia saggia e la ragione folle.

E per nuovo miracolo od incanto
quando più dolcemente voce suona
con echi di dolor l'anima tocca.

-----

A una señora que cantaba
La peregrina voz, y el claro acento
por la dulce garganta despedido,
con el suave afecto del oìdo,
bien pueden suspender cualquier tormento.

Mas el nuevo accidente que yo siento
otro misterio tiene no entendido,
pues en la mayor gloria del sentido,
halla causa de pena el sentimiento.

Efectos varios, porque el mismo canto
deja, en la suspensión con que enajena,
cuerdo el enloquecer, la razón loca.

Y por nuevo milagro o nuevo encanto,
cuando la voz más dulcemente suena,
con ecos de dolor el alma toca.

Dal sito "Biblioteca virtual Miguel De Cervantes" - Traduzione Salvatore Lo Leggio

15.7.19

La poesia del lunedì. Mark Strand (USA 1934 - 2014)


Mare nero
Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
come pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno, l’avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l’oscurità è divenuta desiderio, e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell’altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire…
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?

L’uomo che cammina un passo avanti al buio. Poesie 1964-2006 (Mondadori, 2011), trad.  Damiano Abeni

8.7.19

La poesia del lunedì. Nazim Hikmet



Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
                      mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
                      quando si dorme si perdono le mani e i piedi 
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
                      del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
                      alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla
se non quella nostalgia.

Da Poesie , Newton Compton - Trad. Joyce Lussu

1.7.19

La poesia del lunedì. Clemente Rebora (Milano 1885 - Stresa 1957)



Dall'imagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

da Canti anonimi, 1922 in Poesie, Scheiwiller, Milano, 1961

24.6.19

La poesia del lunedì. Maram al-Masri (Lattaria, Siria, 1962)



L'amore
Lo voglio,
caldo
e profondo
che mi dia vertigine;
altrimenti, non ti avvicinare.
Che parta
dal mignolo della mia mano,
per finire alla punta dei miei piedi,
passando
per i miei monti,
le mie valli e le mie gole
e catturi
la mia anima.

In Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee, Mondadori, 2007


17.6.19

La poesia del lunedì. Pablo Neruda



E perché il sole così cattivo amico
è del camminatore nel deserto?

E perché il sole così simpatico
è nel giardino all'ospedale?

Sono uccelli o sono pesci
in queste reti della luna?

È proprio dove mi avevano perso
che alla fine son riuscito ad incontrarmi?

---
Y por qué el sol es tan mal amigo
del caminante en el desierto?

Y por qué el sol es tan simpático
en el jardín del hospital?

Son pájaros o son peces
en estas redes de la luna?

Fue adonde a mí me perdieron
que logré por fin encontrarme?

da Libro de las pregundas, Pablo Neruda 1974 - Trad, Salvatore Lo Leggio

15.6.19

Incipit. Da “Scirocco”, un racconto di Vitaliano Brancati (Pachino 1907 - Torino 1954)

Vitaliano Brancati
Ogni tanto dall'Africa arriva un veloce vento di fuoco, il temuto vento del sud: le piazze si arroventano in tal modo che i bambini scalzi, uscendo di casa al mattino, si bruciano le calcagna e mandano un grido, come se corressero sui mattoni di un forno; poco dopo si avvolgono i piedi con fasci di giornali e camminano lenti e circospetti, seguiti dai più selvaggi cani del quartiere che, in quel giorno, son diventati buoni, stanchi e bisognosi di un padrone. I cittadini di X cercano ristoro nel mare, dove li reca una fila di tranvai, lenti e sobbalzanti come le ceste che, sopra i carri, portano le galline da un paese all altro.
Per tre giorni dura il vento del sud, poi cade, e giunge lo scirocco. Lo scirocco è meno furente, ma più sottile nel tormentare gli uomini. L'aria si svuota, e i cervelli, secondo la felice espressione di Masolino Ricasoli, giovane umorista della città, noto in quasi tutta l'Italia e residente a Milano, «i cervelli salgono nei crani come l'acqua gassata nel collo della bottiglia dalla quale è saltato il turacciolo». Il mare diventa paludoso e pesante, il cielo si sporca e, a causa dell'umidità, si ha l'impressione di aver messo la mano sul ventre di un pipistrello.
[...]

Da Tutti i racconti, Oscar Mondadori, 2002

10.6.19

La poesia del lunedì. Marina Ivanovna Cvetaeva (1892 - 1941)



Ai miei versi scritti così presto,
che nemmeno sapevo d’esser poeta,
scaturiti come zampilli di fontana,
come scintille dai razzi.

Irrompenti come piccoli demoni
nel sacrario dove stanno sogno e incenso,
ai miei versi di giovinezza e di morte,
versi che nessuno ha mai letto!

Sparsi fra la polvere dei magazzini,
dove nessuno mai li prese né li prenderà,
per i miei versi, come per i pregiati vini,
verrà pure il loro turno.
Koktebel, maggio 1913

da Poesie, Feltrinelli, Milano, 1979 - Traduzione di Pietro Antonio Zveteremich

3.6.19

La poesia del lunedì. Vladislav Chodasèvic ( Mosca, 1886 – Parigi, 1939)



Variazione
Sono uscito di nuovo sul balcone
a riscaldare queste spalle, queste braccia.
Seggo, ma tutti i suoni della terra
mi giungono come in un sogno.

E a un tratto, vinto dalla stanchezza,
navigo: io stesso non so verso dove,
ma il mio mondo si allarga come le onde
in cerchi che si sbandano.

Prolùngati, piacevole prodigio!
Sto per entrare in un secondo cerchio
e sento, ormai di laggiù,
il ritmico bàttito della mia dóndola.

1919

da Poesia Russa del Novecento, Feltrinelli, 1973 - Trad. Angelo Maria Ripellino

27.5.19

La poesia del lunedì. Marina I. Cvetaeva (1892 - 1941)


La spensieratezza è un caro peccato,
caro compagno di strada e nemico mio caro!
Tu negli occhi mi hai spruzzato il riso
e la mazurca mi hai spruzzato nelle vene.
Poiché mi hai insegnato a non serbare l’anello,
con chiunque la vita mi sposasse.
A cominciare alla ventura - dalla fine,
e a finire - ancor prima di cominciare.
Ad essere come uno stelo, ed essere come l’acciaio.
Nella vita, in cui così poco possiamo,
a curare la tristezza con la cioccolata
ed a ridere in faccia ai passanti
1918

da Poesie, Feltrinelli 1979 - Cura e traduzione Pietro A. Zveteremich

20.5.19

La poesia del lunedì. Antonio Machado (Siviglia 1875 - Collioure Francia 1939)


Il patibolo
L'aurora spuntava
lontana e sinistra.

La tela d'Oriente
sanguinava tragedie
impiastricciate
con nubi grottesche.

Nella vecchia piazza
di un vecchio borgo
innalzava il suo orribile
scheletrico terrore
il rozzo patibolo
di legname fresco …

L'aurora spuntava
sinistra e lontana.
-----

El cadalso
La aurora asomaba
lejana y siniestra.

El lienzo de Oriente
sangraba tragedias,
pintarrajeadas
con nubes grotescas.

En la vieja plaza
de una vieja aldea,
erguía su horrible
pavura esquelética
el tosco patíbulo
de fresca madera...

La aurora asomaba
lejana y siniestra.

Da Soledades (1899 - 1907)


13.5.19

La poesia del lunedì. José Augustin Goytisolo (Barcellona 1928 - 1999)

La  Resistenza operaia al franchismo a  Barcellona (1936-1937)

Senza sapere come

In mezzo al tumulto
delle altre voci,
udii la sua voce, l'unica
che bramavo.

              Arrivò
come un baleno,
una spada brunita, pura
rosa perenne.

                        Io
l'aspettavo, ed essa,
la vecchia voce del popolo,
tornò a suonare in me,
suonò, suonò, perché
persino il sordo ode
la campana che ama.
---

Sin saber cómo

Entre el tumulto
de las otras voces
oí su voz la única
que ansiaba.

                   Llegó
como un relámpago
bruñida espada pura
rosa perenne.

                    Yo
la esperaba y ella
la vieja voz del pueblo
volvió a sonar en mí
sonó sonó porque
también el sordo oye
la campana que ama.

In Dario Puccini, Romancero della Resistenza spagnola

6.5.19

La poesia del lunedì. Riccardo Reis – Fernando Pessoa

Fernando Pessoa (1888 - 1935)

Per essere grande, sii intero: non esagerare
E non escludere niente di te.
Sii tutto in ogni cosa. Metti quel che sei
Nel minimo che fai,
Come la luna in ogni lago tutta
Risplende, perché in alto vive.

-

Para ser grande, sê inteiro: nada
Teu exagera ou exclui.
Sê todo em cada coisa. Põe quanto és
No mínimo que fazes.
Assim em cada lago a lua toda
Brilha, porque alta vive.
(14-2-1933)

Postilla
È una delle numerose “poesie eteronime” di Fernando Pessoa. Lo scrittore costruiva autori immaginari, ciascuno con una sua fisionomia culturale, etica e stilistica. Riccardo Reis, autore soprattutto di odi è probabilmente la più “classica” tra le incarnazioni di Pessoa. La traduzione, con qualche aggiustamento, è quella presente senza indicazione d'autore nel forum “leggere e scrivere” del Corsera curato da Paolo Milano.
L'originale portoghese in Odes de Ricardo Reis. Fernando Pessoa, Lisboa: Ática, 1946 - 1ª pubblicazione in “Presença”, nº 37. Coimbra,1933. In Arquivo Pessoa (http://arquivopessoa.net/)

29.4.19

La poesia del lunedì. Luis de Góngora y Argote (Cordova, 1561 – 1627)



Orologio di sabbia
Tempo tiranno, a cosa serve
quella prigione stretta
che abbiamo fatto di vetro
per tenerti nella mano
se trattenerti è vano,
e sempre vuota è di te,
proprio quando più la credi piena,
la nostra vita, al cui richiamo
fuggi qual tempo veloce
e sordo come in un'arena?

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