È curioso come certe
parole suscitino associazioni mentali errate. Per esempio, la parola
«pentimento»: per scarsa riflessione, noi l'associamo
esclusivamente con il concetto di peccato. Apprendiamo ben presto, e
conserviamo, l'idea che ci si penta solo delle (attive azioni, mentre
in realtà dedichiamo una quantità di tempo a pentirci delle nostre
buone azioni. Spesso, quando ci pentiamo di un peccato, lo facciamo
meccanicamente, per principio, freddamente e col cervello; ma quando
ci pentiamo di una buona azione, il pentimento ci sgorga amaro e
cocente dal profondo del cuore. Quando ci pentiamo di un peccato, ben
spesso ci perdoniamo facilmente e ne scacciamo il ricordo; ma quando
ci pentiamo di una buona azione, ben di rado riacquistiamo la pace:
continuiamo a pentircene per sempre. E, in questo caso, il pentimento
è così giovane, forte, vivido, vigoroso e perenne! Avete beneficato
con lutto il cuore un ingrato: con quale immortale tenacia ed
instancabile forza ve ne pentite! Il pentimento di un peccato,
paragonato a quello, è cosa ben povera, sbiadita e di breve durata.
Sono convinto che l'uomo
medio sia fatto come me, altrimenti non rivelerei questo mio segreto.
Dico l'uomo medio, e non vado oltre, perché son sicuro che vi sono
uomini eccelsi i quali non si pentono delle loro buone azioni quando,
in cambio, non ricevono che ingratitudine e tradimento. Penso che
questi pochi dovrebbero essere in paradiso: sono già sulla buona
strada.
In vita mia ho commesso
parecchi milioni di peccati. Di molti, probabilmente, mi sono
pentito, anche se non me ne ricordo; di altri ho pensato di pentirmi,
ma poi non mi è sembrato ne valesse la pena; tutti, tranne quelli
più recenti e qualcuno di quelli più vecchi, li ho dimenticati. In
vita mia ho fatto undici buone azioni: me le ricordo tutte, e quattro
di esse con chiarezza cristallina. Di queste quattro mi pento ogni
qual volta ci penso — e lo faccio non meno di cinquantadue volte
all'anno. Me ne pento sempre con lo stesso primitivo furore. Se mi
sveglio la notte, eccole là, quelle buone azioni, in agguato, pronte
a tenermi compagnia fino al mattino. Non ho mai commesso alcun
peccato che mi abbia inseguito con la stessa pertinacia, tranne uno;
e mai di alcun peccato mi sono pentito con la stessa sincerità e con
lo stesso intatto fervore con cui mi sono pentito di quelle belle,
splendide, buone azioni.
Forse voi che leggete
queste righe fate parte di coloro che sono stati ingannati e
dovrebbero essere in paradiso. In questo caso non capirete quel che
ho detto, né lo condividerete, ma lo comprenderà il vostro vicino
se ha cinquant'anni. (1909)
Da Lettere dalla
Terra, Editori Riuniti, 1982
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