

Nella formazione di Stalin furono decisivi i cinque anni di studio nella scuola ecclesiastica di Gori e i tre nel seminario ecclesiastico di Tiflis. Vi regnava un clima di oscurantismo, di ipocrisia e delazione, che educava ad un tempo sia alla scaltrezza e alla simulazione sia al dogmatismo e all'intolleranza. Secondo Medvedev, che insegnò a Tbilisi dal 1941 al 1946 e raccolse lì molte testimonianze, anche leggendarie sull'adolescenza di Stalin, era stato costui in persona a ordinare nel 1938 di risparmiare la vita ai suoi ex insegnanti del seminario a quel tempo ancora vivi. Per la figlia Svetlana che ne scrisse nel libro Soltanto un anno l'istruzione ecclesiastica era stata l'unica forma di educazione sistematica per il ragazzo in perenne conflitto con il padre e aveva contribuito a formarne il carattere: "Non fu mai dotato di sentimento religioso e le infinite preghiere forzate, in un giovane che non aveva fede, suscitavano il risultato opposto, lo spingevano a un estremo scetticismo verso ogni cosa celeste o spirituale. In luogo dell'esperienza religiosa autentica egli sviluppò in sè la tendenza all'ipocrisia, alla falsa devozione, alla doppiezza, difetti caratteristici di non piccola parte del clero, la quale crede solo esteriormente, in realtà non crede affatto [...]. Dalla sua esperienza del seminario aveva concluso che gli uomini sono per lo più intolleranti, volgari, che ingannanno ciascuno il proprio "gregge" e in tal modo lo tengono in pugno, che intrigano e mentiscono...".
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