4.3.11

41 anni dopo. Novità sul caso De Mauro.

A metà gennaio sono arrivate novità sul caso De Mauro. Un pentito non solo conferma quel che già si sapeva, e cioè che si trattò di un delitto di mafia, ma rivela i particolari, compresa la partecipazione diretta di Totò Reina. Qui propongo un breve commento di Francesco La Licata da "La Stampa" del 15 gennaio 2011, che con efficace sintesi ricorda che cosa sta dietro a questo antico delitto. (S.L.L.)
Il primo grande affaire tra mafia e stato
A «soli» 41 anni dai fatti, l'incredibile istruttoria sul caso De Mauro si arricchisce dell'ennesimo colpo di scena e ancora per l'apporto di un mafioso pentito. Un boss, questo Rosario Naimo, che qualcosa della storia di Cosa nostra deve saperla, visto che da quasi mezzo secolo galleggia tra le alte sfere, un po' a Palermo, un po' a New York. Dice Naimo, e non è né il primo né l'ultimo a sostenerlo, che il giornalista dell'Ora di Palermo fu sequestrato e ucciso per volere di Totò Riina. Anzi, dice che, «prelevato» sotto casa da Emanuele D'Agostino e da un altro sconosciuto, De Mauro fu portato al cospetto di Riina e di don Ciccio Madonia, proprio a Fondo Patti, nella casa di quest'ultimo. E questa sarebbe diventata la tomba del giornalista.
Naimo non conosce il movente del sequestro-omicidio, ma la sua testimonianza va ad inserirsi in un quadro processuale che ha ormai identificato il caso De Mauro come il primo grande «affaire» di Stato, dopo la tragica sceneggiata dell'assassinio del bandito Salvatore Giuliano. Il processo ha infatti individuato tre possibili moventi, tutti e tre plausibili e perfettamente riconducibili all'esistenza di un'antica joint-venture tra mafia e apparati statali deviati. Il movente più accreditato sembra quello del tentativo di Golpe del principe Valerio Borghese che vide coprotagonista, ruolo storicamente accertato, la mafia di Luciano Liggio e di Stefano Bontade. Le altre causali vengono ricercate all'interno della congiura politico-finanziaria che uccise il presidente dell'Eni, Enrico Mattei, e in una sordida storia di evasione fiscale dei potenti esattori Salvo, che, in tempi ancora non sospetti, avrebbero frodato lo Stato per finanziare la politica e il partito di maggioranza di allora. Una sorta di tangentopoli ante litteram. Interessante che in ogni scenario la presenza di Cosa nostra sia stata praticamente provata. Ecco perché la mafia non è una semplice organizzazione criminale. 
Francesco La Licata 

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