IL FRULLATO
Allora
un salotto di stucchi
di mezzibusti e specchi
era la vita.
Il battito di un cuore
artificiale o vero
era poesia.
Scorribande di nuvole
non di streghe
erano un quadro,
la fistola il fischietto il campanaccio
dei bovi musica.
Ora c’è stata una decozione
di tutto in tutti e ognuno si domanda
se il frullino ch’è in opera nei
crani
stia montando sozzura o zabaione.
Accorcia l’ultimo tuo straccio
Bernadette, beccafichi! Ora che tutto
oscilla
come latte alla portoghese,
nessuno potrà dirti chi sei, chi eri,
se fosti viva o morta, se hai saputo
che il vero e il falso sono il retto e
il verso
della stessa medaglia, accorcia, butta
via,
non sostituire,
lasciati andare sulle tue creme,
a fondo non andrai,
c’è chi ti guarda e t’insegna
che quello che trema è il tic tac
di un orologio che non perderà
tanto presto la carica!
da Diario del ’71 e del ‘72 in
Tutte le poesie,
Mondadori, 1999
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