4.2.11

Cibo. Il grande spreco.

Uno studio realizzato dalla Facoltà di Agraria di Bologna, nell’ambito di un progetto promosso dall’associazione Last Minute Market e patrocinato dal Parlamento europeo, ha come tema gli sprechi alimentari in Italia. Sul finire di ottobre 2010 è stato diffuso un vero e proprio Libro nero sullo spreco agroalimentare in Italia. Ne dà notizia su “La Stampa” il 1° novembre  Giuseppe Salvaggiulo, dal cui articolo ho tratto i dati che qui riporto.
A quanto pare lo spreco riguarda il 26% del pesce, al 36 dei cereali, al 41 della frutta e della carne, al 48 delle verdure ed è notevole in tutti i passaggi.
Il primo anello della catena è lo spreco nei campi. L'anno scorso, secondo i dati Istat, 17,7 milioni di tonnellate della produzione agricola e' rimasta sui campi. Si tratta del 3,3 per cento. I picchi riguardano gli ortaggi (12,5), legumi e patate (5,2). Le motivazioni sono assai e vanno dall’estetica commerciale (prodotti fuori pezzatura)  ai costi di raccolta.
Il secondo anello è lo spreco organizzato dalle associazioni di produttori. In un anno 73 mila tonnellate di prodotto è tolto dal mercato per non far cadere i prezzi. Solo il 4 per cento è sottratto allo spreco per essere destinato al compostaggio e alla distillazione. L'Ue finanzia l'acquisto e la distruzione di questi prodotti: “Uno spreco nello spreco. Contemporaneamente si finanziano gli agricoltori per rimanere in campagna per produrre e la distruzione di parte di quei prodotti”.
Un'indagine stima la dispersione in 2 milioni di tonnellate di prodotti, il 2,2 per cento, nell’industria alimentare. In gran parte, diventano rifiuti (un costo aggiuntivo). Nei mercati all'ingrosso e alla distribuzione organizzata, la quota di spreco è valutata intorno all'1 per cento. Infine vengono i consumatori che sprecherebbero per acquisti eccessivi e deterioramento il 13 per cento dei prodotti.
I possibili interventi che gli esperti consigliano riguardano la riduzione negli sprechi relativi al consumo finale, attraverso campagne d’informazione e politiche fiscali. Io ritengo possibile che la consapevolezza dei consumatori abbia qualche efficacia, ma sono ugualmente convinto che incida solo sui margini. Vale anche per loro la contraddittorietà dei messaggi: da una parte interventi di esperti e piccoli sconti fiscali, dall’altra la massiccia pressione della pubblicità che spinge al consumo, anche alimentare, e allo spreco. Per affrontare il tema degli sprechi alla radice bisognerebbe ragionare dell’organizzazione produttiva, distributiva e sociale, del “sistema” – si sarebbe detto un tempo. E’ il capitalismo, bellezza.

Nessun commento:

statistiche