18.4.18

Ovidio in endecasillabi. Pan e Siringa (Salvatore Lo Leggio)



Peter Paul Rubens & Jan Brueghel de Oude, Pan e Siringa

Allora il dio: “Sui monti dell'Arcadia
gelidi – disse - a Nonacri abitava
celebrata una Naiade: le ninfe
Siringa la chiamavano. Più d'una
volta inseguita ai satiri sfuggì
ed agli dei che vivono nell'ombre
delle foreste e nei fertili campi.
Venerava la dea nata ad Ortigia
nelle sue occupazioni preferite
e con la stessa sua verginità;
alla maniera di Diana discinta
sembrava proprio la figlia di Latona
e le avresti scambiate se costei
non d'oro l'arco portasse, ma di corno;
e nondimeno qualcuno s'ingannava.
Mentre tornava dal monte Liceo
la vide Pan col capo coronato
d'aghi di pino e verso lei rivolse
queste parole...”. Al dio rimaneva
di riferirle e dire che la ninfa
disprezzò le preghiere e fuggì via
per luoghi inaccessibili fin quando
giunse al placido corso del Ladone
sabbioso, le cui onde la fermarono.
Lei chiese alle sorelle delle acque
di mutar la sua forma; così Pan
ch'era convinto d'avere già ghermito
Siringa, canne strinse di palude
al posto del bel corpo della ninfa;
e mentre sospirava ed il suo fiato
s'agitava all'interno delle canne,
flebile ne uscì un suono che pareva
lamento; il dio stupito da quest'arte
ignota e dalla musica soave
“Questo colloquio avrò sempre con te”,
disse, e legò tra loro con la cera
canne di misura disuguale
per tramandare il nome della ninfa.

Tum deus 'Arcadiae gelidis sub montibus' inquit
'inter hamadryadas celeberrima Nonacrinas 690
naias una fuit: nymphae Syringa vocabant.
non semel et satyros eluserat illa sequentes
et quoscumque deos umbrosaque silva feraxque
rus habet. Ortygiam studiis ipsaque colebat
virginitate deam; ritu quoque cincta Dianae 695
falleret et posset credi Latonia, si non
corneus huic arcus, si non foret aureus illi;
sic quoque fallebat. Redeuntem colle Lycaeo
Pan videt hanc pinuque caput praecinctus acuta
talia verba refert - restabat verba referre 700
et precibus spretis fugisse per avia nympham,
donec harenosi placidum Ladonis ad amnem
venerit; hic illam cursum impedientibus undis
ut se mutarent, liquidas orasse sorores,
Panaque, cum prensam sibi iam Syringa putaret, 705
corpore pro nymphae calamos tenuisse palustres,
dumque ibi suspirat, motos in harundine ventos
effecisse sonum tenuem similemque querenti.
Arte nova vocisque deum dulcedine captum
'hoc mihi colloquium tecum' dixisse 'manebit', 710
atque ita disparibus calamis conpagine cerae
inter se iunctis nomen tenuisse puellae. (Metamorfosi, libro I)

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