
Ma l'intelligenza è fatta anche dal senso dell'opportunità, che in questo caso è mancato. A sconsigliare la compresenza del listino, del resto, non era soltanto la parentela acquisita, ma anche il loro cursus honorum, e quello delle mogli. L'avvocata Tossi Brutti, due volte senatrice, è stata poi nel Consiglio superiore della magistratura e ha fatto il vicesindaco a Perugia. La dottoressa Brutti Bracco non vanta carriere politiche, ma un passato di potente dirigente nel Comune capoluogo, in un ruolo che con la politica è fortemente compenetrato. L'Umbria è stata la prima regione a dotarsi di una legge per la famiglia e Perugia è molto attenta alle relazioni familiari: le pubbliche carriere della doppia coppia non possono passare inosservate.
Tutto ciò doveva consigliare ad almeno uno dei cognati (meglio ancora se a tutti e due) di tirarsi fuori dal listino e, caso mai, di cercare l'elezione attraverso le preferenze nelle liste provinciali. Ed avrebbero di sicuro guadagnato nella pubblica stima se non si fossero ricandidati per niente.
Si dice che un orribile senso di vuoto sopravvenga nei politicanti quando rimangono senza carica e che la loro angosciosa domanda in ogni consesso sia "e io che faccio?", ovviamente riferita a un ruolo politico ufficiale e retribuito. Ma da due intellettuali come Bracco e Brutti ci saremmo aspettati un approccio diverso. Due con la loro preparazione e con la loro esperienza potrebbero offrire al dibattito pubblico un contributo di idee e di proposte ancora più significativo se libero dai condizionamenti della politica politicante. Perché non lo fanno? Perché non aiutano un ringiovanimento nelle pubbliche istituzioni che tanti riconoscono come urgente? Perché gente come loro si attacca alla poltrona o ne cerca affannosamente un'altra, quando l'ha perduta? Lo fanno per i soldi, che non bastano mai? Neanche a loro che potrebbero averne accumulati tanti?
Se è così ditelo. E non fate tanto i padri nobili.
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