4.1.11

Don Antonio 'o cecato (Salvatore Di Giacomo)

Della posteggia napoletana (il gruppo di suonatori ambulanti che nel tardo Ottocento e nel primo Novecento allietava o, talora, infastidiva le strade, le trattorie e altri luoghi d’incontro) facevano parte persone con menomazioni fisiche, ciechi soprattutto. E’ passato alla storia Silvio Antonio, Don Antonio ‘o cecato, che veniva presentato dai suoi compagni come “celibe per necessità”. Della sua leggenda dà testimonianza nelle sue Cronache Salvatore Di Giacomo. (S.L.L.)
Don Antonio 'o cecato in un disegno di fine Ottocento

“Don Antonio ‘o cecato” era nato in Napoli nel Vico Ecce Homo a Porto, il maggio del 1816. Suo padre era primo sergente nei cannonieri di Marina, sua madre faceva la cambiavalute all’angolo del vico. Il povero piccino era nato cieco. Quando divenne grandetto il sergente dei cannonieri gli comprò un violino, e Totonno imparò a suomare; e così, per diletto, si lanciò nell’arte che poi gli doveva occorrere per campar la vita. Era allegro – come lo sono molti ciechi -; era lungo lungo, gli mancavano l’esse, la g, la elle, mezzo alfabeto; faceva ridere; il popolo ne fece una conquista preziosa e lo volle ad ogni festicciola di sgravo, di promessa di matrimonio, di battesimo. Il violinista trovò due compagni indivisibili, un trombone ed un ottavino; il trombone gli attaccò il capo di una corda ad un buco del panciotto, si cinse dell’altro capo la vita e così sempre se la trascinò dietro per i vicoli napoletani; l’ottavino faceva da battistrada. Dal 1836 al ’93 Don Antonio suonò tutte le canzoni napoletane del mezzo secolo e fu l’antologia del pentagramma plebeo. Tra le preferite era Cicerenella, l’antica canzonetta che è morta anch’essa. 

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