27.6.18

Eduardo e gli “spaghetti con le vongole fujute” (Camilla Ruffo)

Disegno di Eleonora Bossa

La spaghettata, si sa, a Napoli è un sacro rituale: che sia al pomodorino, ai frutti di mare o semplicemente aglio e olio, nessun napoletano che si rispetti rifiuterebbe mai di appizzare la forchetta!
Ed Eduardo De Filippo, che napoletano lo era fino all’osso, non sfuggiva di certo a questa regola. L’attore, infatti, finché visse la “Compagnia De Filippo”, dopo ogni spettacolo era solito andare a mangiare un boccone in trattoria con suo fratello Peppino e sua sorella Titina. Si racconta che una sera del 1947, dopo la quotidiana rappresentazione teatrale, Eduardo fosse così stanco da non riuscire a trattenersi oltre l’orario di chiusura, così salutò i fratelli e si diresse verso casa.
Ma se la stanchezza aveva avuto il sopravvento sulla tradizionale uscita serale, non si può dire che abbia fatto lo stesso con i movimenti dello stomaco. Giunto a destinazione – ancora più affamato dopo la lunga camminata! - Eduardo muore dalla voglia di mangiare un abbondante piatto di spaghetti con le vongole. Ma, purtroppo per lui, di vongola, in casa, non ce n’era neanche mezza: tutto ciò che offriva la dispensa erano pomodorini, aglio e prezzemolo.
Poteva mai un genio dell’inventiva perdersi d’animo di fronte agli stimoli della fame?
Ovviamente no.
Acceso il fornello mise a bollire l’acqua per gli spaghetti, prese una padella, un filo d’olio, aglio e peperoncino, per poi lasciar scoppiettare i pomodorini nella preparazione di un bel sughetto. Alla fine, gettata la pasta al dente nel preparato, tagliò abbondanti dosi di prezzemolo grossolanamente, e si lanciò nell’assaggio.
Il giorno dopo era così soddisfatto della sua creazione che ne parlò subito con la sorella Titina, affermando che mentre mangiava quegli spaghetti al pomodorino* e prezzemolo le sue papille avevano sentito “il sapore del mare” (merito dell’aroma pungente della spezia).
In breve tempo la ricetta di Eduardo si diffuse così tanto a Napoli da diventare un pezzo della sua storia: gli spaghetti alle vongole fujute (perché, appunto, non ci sono) affollano ancora le tavole delle famiglie partenopee - con grande disappunto dei pescatori, oserei dire.

*Pare che un segreto per la perfetta riuscita di questo piatto sia l’utilizzo del pomodorino di Corbara: piccolo, aspro e dalla caratteristica forma allungata, è ricco di pectina e conferisce ai sughi l’aroma pungente dei frutti di mare anche in loro assenza.

Dal sito “Storie di Napoli” http://www.storienapoli.it/

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