23.6.18

Ripenso il tuo sorriso. Una poesia di Eugenio Montale


a K.
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...

Nota

Ci fu una polemica qualche anno fa, quando in una prova di Maturità il Ministero chiese un commento di questa celebre lirica montaliana, uno dei miracoli degli Ossi di seppia. Il quesito ministeriale faceva riferimento a una “figura femminile”, mente il K. della dedica si chiamava Boris Kniaseff ed era un ballerino russo. 
Il bello della poesia risiede - secondo Croce - nella sua capacità di universalizzazione, nel  suo saper incarnare il generale nel particolare, nell'unico; io preferisco parlare di fungibilità, di “valore d'uso”. Per me il sorriso cui ripensa chi legge e rilegge il testo, quello che “sommerge i crucci” e s'insinua “schietto nella … memoria”, può benissimo appartenere a una figura femminile. 
E così è concretamente nel mio caso. (S.L.L.)

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