27.3.18

Decadenze. Faraoni per finta nell'Egitto vassallo (Livia Capponi)

Luxor. La strada delle Sfingi

Quando gli egittologi parlano di Late Period («periodo tardo») non bisogna farsi ingannare: si parla dei quattro secoli dal 712 al 332 a.C. In questa fase si assiste alla graduale e definitiva perdita d’indipendenza dell’Egitto: le gloriose tradizioni dei faraoni passati, dai costruttori di piramidi dell’Antico Regno (III millennio a. C.) a Ramses II (XIII secolo a. C.), sono periodicamente riportate in auge a scopo propagandistico, ma non servono a nulla contro superpotenze come Assiria, Persia, Macedonia e Roma.
Dopo una temporanea dominazione libica, fino al 656 a.C. l’Egitto è governato da una dinastia nubiana, che ambisce a riportarlo agli antichi fasti. I Nubiani in effetti garantiscono un periodo di pace, finché l’impero assiro invade l’Egitto nel 671, imponendo un vassallo come faraone, Necho I di Sais (città del Delta occidentale), fondatore della 26ª dinastia. Il Paese diventa allora campo di battaglia tra Nubia e Assiria: con la definitiva conquista assira la preesistente dinastia si ritira in Nubia, a fondare il regno di Meroe.
La dinastia «saitica» continua come vassallo dell’Assiria fino alla conquista persiana nel 525 a.C. In questo periodo l’Egitto non ha più un ruolo nella politica internazionale, ma si limita a sopravvivere come Stato indipendente, sebbene i sovrani saitici imitino i faraoni dell’Antico Regno, per sottolineare la loro continuità con essi. Lanciano anche alcune campagne militari in Asia, in cui si servono di truppe mercenarie straniere. Carii, Fenici, Idumei popolano la cosmopolita capitale Menfi, e i mercenari greci ottengono addirittura il permesso di fondare sul Delta la città di Naucrati, in cui s’incontrano tradizioni egizie ed elleniche.
Dopo il collasso dell’Assiria nel 612 a.C. e un breve interludio babilonese, nel 525 a.C., l’Egitto diviene dominio persiano. I Persiani adottano il titolo di faraoni, ma governano da stranieri, attraverso un satrapo. Per la prima volta dopo 2.500 anni l’Egitto perde l’indipendenza. La sconfitta persiana a Maratona nel 490 a.C. stimola moti di resistenza anche in Egitto, dove prìncipi della zona del Delta si coalizzano contro il dominio persiano. I faraoni Nectanebo I e Nectanebo II tentano di far rinascere il regno attraverso un grandioso programma di costruzione di templi e respingono attacchi persiani.
Nel 343 una nuova offensiva riporta il Paese sotto la Persia, che però esce sconfitta dallo scontro con Alessandro Magno. Nel 332 a.C. il re macedone entra in Egitto e fonda sul Delta la sua capitale, Alessandria. Nectanebo II è l’ultimo egiziano a regnare: dopo di lui, e per i successivi secoli fino al Novecento, il Paese è controllato da potenze straniere. D’ora in poi i templi tradizionali diventano il fulcro di rivolte di stampo nazionalista, tutte fallimentari, che aspirano a riportare sul trono un faraone egiziano.
Alla morte di Alessandro, nel 323, l’impero è spartito fra i suoi generali, e il suo compagno d’armi e amico, Tolomeo figlio di Lago, riesce ad accaparrarsi l’Egitto, fondandovi una nuova dinastia, i Lagidi o Tolomei, che regna tre secoli. I Tolomei, che pure assumono titolo e prerogative religiose dei faraoni, adottano un metodo di governo che diremmo quasi coloniale. La cultura greca è d’élite, quella egiziana è subalterna. Sotto i primi due sovrani, l’Egitto è un impero mediterraneo di grande prestigio culturale. Poi le guerre con la Siria, i conflitti dinastici, e soprattutto l’ascesa di Roma (a cui Polibio aggiunge la decadenza morale dei Tolomei) indeboliscono sempre di più la monarchia, che diventa prima protettorato, poi regno cliente, e infine, con la morte dell’ultima sovrana, Cleopatra, nel 30 a.C., provincia romana.

“La lettura – Corriere della sera”, 29 ottobre 2017

Nessun commento:

statistiche