7.7.15

Walt Whitman: A un rivoluzionario vinto d'Europa (commento A. Gramsci)

I.
Coraggio ancora! mio fratello o sorella mia!
Avanti! bisogna servire la Libertà qualunque cosa accada;
Non è nulla ciò che è stato abbattuto da una, da due, o da parecchie cadute,
O dall’indifferenza o dall'ingratitudine del popolo, a da una fede mancata.
O dal potere che mostra le zanne : soldati cannoni e leggi penali.
Rivolta! rivolta! e ancora rivolta!
Quello in cui noi crediamo attende sempre, nascosto in tutte le terre, in tutte le isole e gli arcipelaghi del mare;
Quello in cui noi crediamo non invita nessuno, nulla promette, sta in quiete ed in luce, è reale, è padrone di sé, non conosce scoraggiamenti,
Attende con pazienza, attende la sua ora.
(Non canti di fedeltà soltanto son questi,
Ma canti di rivolta anche,
Perché io sono il poeta giurato di tutti gli audaci ribelli, per il mondo intiero,
E chi a me si accompagna, lascia dietro a sé la pace e l'usato lavoro,
E la vita sua è la posta che ad ogni momento può esser perduta).

II.
Rivolta! e la caduta dei tiranni!
La battaglia infuria con alti e ripetuti allarmi, con frequenti avanzate e ritorni;
L'infedele trionfa — o crede trionfare,
E prigione, patibolo, corda, manette, collari e ceppi ferrati, e palle di piombo compiono l'opera loro;
Famosi ed oscuri eroi trapassano ad altre sfere,
Grandi oratori e scrittori sono in esilio — giacciono malati in terre lontane,
Assopita è la causa — le voci più gagliarde tacciono, soffocate nel loro proprio sangue,
I giovani chinano a terra le ciglia quando s’incontrano;
— Ma per tutto ciò la Libertà non ha abbandonato il suo posto, né l'infedele ha preso pieno possesso.
Quando la Libertà lascia il suo posto, essa non è la prima che se ne va, né è la seconda, né la terza che se ne va,
Essa aspetta che tutti siano partiti — essa è l'ultima.
Quando non più ricordi vivranno di martiri e di eroi,
Quando tutte le vite, quando le anime tutte degli uomini e delle donne saranno spente in qualche parte della terra,
Allora soltanto in questa parte della terra la libertà, l'idea della libertà saranno spente,
E l’infedele avrà pieno possesso.

III.
Coraggio, dunque, rivoluzionario, rivoluzionaria d'Europa!
Fino a che tutto non venga meno, nemmeno tu non devi venir meno.
Io non so per qual fine tu sei, (neanche di me stesso non so per qual fine io sia né di alcuna cosa lo so),
Ma anche vinto lo andrò cercando con ansia,
In disfatta, in povertà, in sfiducia, in prigionia, — perché anche queste cose sono grandi.
Rivolta! e una palla per i tiranni!
Pensavamo noi grande la vittoria?
Essa lo è — ma ora mi pare che, quando la forza vien meno, grande è la disfatta,
E anche la morte e il venir meno sono grandi.

Questo canto del grande poeta americano di coi ricorreva il 31 maggio, il centenario della nascita, fu composto ne 1856 col titolo : «Inno di libertà per l’Asia, l’Europa, la Africa, l’America» e ripubblicato poi, con aggiunte e correzioni, negli anni 1867 e 1871, col titolo attuale.

Postilla
La poesia, con la breve nota esplicativa qui ripresa e senza indicazioni sul traduttore, fu pubblicata dall'“Ordine Nuovo” diretto da Antonio Gramsci il 7 giugno 1919. Un intervento della censura torinese tuttavia sbiancò la colonna ov'era stampata, impedendone così la lettura nell'area di maggiore diffusione del settimanale, il Piemonte. In altre regioni circolava tra piccoli gruppi di socialisti di sinistra. Il direttore replicò con un magnifico corsivo di prima pagina: quello che qui riprendo dall'“Ordine Nuovo” del 14 giugno 1919. (S.L.L.)

Abbiamo voluto commemorare, nel numero scorso, il primo centenario della nascita di Walt Whitman (31 maggio 1819) nel modo piú degno: traducendo e stampando uno dei piú bei canti del grandissimo poeta americano A un rivoluzionario vinto d'Europa.
L'ufficio torinese revisione stampa ha imbiancato inesorabilmente la poesia: ci ha imposto persino di sopprimere la nota bibliografica nella quale offendevamo le leggi statutarie e i decreti della patria scrivendo che la poesia era stata pubblicata la prima volta nel 1856 col titolo Inno di libertà per l'Asia, l'Europa, l'Africa e l'America e ripubblicata poi, con aggiunte e correzioni, negli anni 1867 e 1871, col titolo A un rivoluzionario vinto d'Europa.
I delegati di pubblica sicurezza, gli avvocati e i giornalisti smessi che esercitano l'ufficio di censura per delegazione dello Stato democratico-parlamentare-burocratico-poliziesco, non sono tenuti a sapere che Walt Whitman non è mai stato un agitatore, un uomo d'azione, un «sobillatore», per il quale la poesia fosse un mezzo di propaganda rivoluzionaria; essi hanno offeso la poesia, hanno sconciamente ingiuriato la bellezza e la grazia. Come scimmie ubriache si sono sfogate oscenamente sulla bellezza, sulla pura creazione della fantasia artistica. Non riusciamo a vincere l'ira che ci gonfia il petto nel ricordare questa miserabile azione dei censori, per scriverne ora. Tanto piú l'ira ci vince, in quanto pensiamo al pregiudizio, diffuso tra i cosiddetti intellettuali, che il movimento operaio e il comunismo siano nemici della bellezza e dell'arte.  (ANTONIO GRAMSCI)

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