1.10.15

Resistenza e terrorismo. Generalizzazioni e rimozioni (S.L.L.)

Il libro Vecchie e nuove Resistenze del professor Marino e del giornalista Scaglione, una volta tanto, è stato proposto alla lettura e alla discussione nel campo estivo di LIBERA, che si è svolto in un'azienda agricola confiscata a Pietralunga, in alta UmbriaLa compagna che si è occupata dei pomeriggi di formazione che seguivano la mattutina raccolta delle patate, si lamentava con me di alcuni collegamenti che gli sono sembrati forzati o stravaganti: "In una della settimane è capitato un gruppo organizzato da alcune parrocchie toscane. Tra loro alcuni saputelli confondevano resistenza e terrorismo".
"Hai ragione - le dico - il terrorismo è solo un aspetto della Resistenza, la forma estrema di lotta resa necessaria dalla durezza dei tempi".
Mi guarda come se dicessi cose strane e assurde. Le dico: "L'uccisione dei capi fascisti e collaborazionisti, in agguati, gli attentati alle case del fascio o alle sedi del governo di Vichy, gli agguati a gruppi di tedeschi - anche disarmati - crearono forti problemi etici, ma furono cose ampiamente praticate dalla Resistenza francese e italiana".
Continua a guardarmi stranita, pensa che io mi riferisca agli strascichi della Resistenza dopo il 25 aprile, al "triangolo", alle "volanti rosse", ai fascisti e ai preti spioni ammazzati in quei giorni e mesi di confusione. "No - insisto - io parlo di prima, parlo dei GAP che operavano in città con lo scopo di seminare il terrore nell'Italia occupata, smentendo l'immagine diffusa dai nazifascisti di una normalizzazione, di un potere solido. Certo, evitavano di coinvolgere i civili italiani; era un terrorismo selezionato, mirava ai fascisti e agli occupanti tedeschi, ma era terrorismo". 
La discussione è finita, ma non sembra convinta. Il fatto è che funziona una vera e propria rimozione. Forse andrebbe fatto leggere nelle scuole il libro di Santo Peli, Storie di Gap (Einaudi, 2015), che documenta i dubbi e le tensioni interiori che attraversarono quei resistenti, il valore etico che essi attribuivano a quelle forme di lotta terribili che comportavano l'uccisione di inermi.
E andrebbero rivisti i luoghi comuni secondo cui il terrorismo sarebbe sempre e comunque inefficace e perfino controproducente. 
La stagione del terrorismo anarchico che colpì generali, alti magistrati, ministri e perfino capi di governo e di stato sul finire dell'Ottocento determinò sempre e comunque contraccolpi reazionari? 
Non è così. In diversi paesi europei le classi dirigenti tentarono di disinnescare la "bomba proletaria" e di spegnere la "fiaccola dell'anarchia" con concessioni importanti: dal diritto di sciopero all'orario massimo di lavoro stabilito per legge eccetera. In Italia il riformismo dell'età giolittiana venne immediatamente dopo il regicidio di Bresci, dopo l'uccisione di Umberto I giudicato responsabile delle stragi di lavoratori nella crisi di fine Ottocento. Venne dopo e ne fu, almeno in parte, un effetto. 
Nelle guerre di liberazione le pratiche terroristiche sono spesso efficaci. Gli attentati contro i francesi, anche civili, furono terribilmente efficaci, forse determinanti nella liberazione dell'Algeria.
E spesso ottiene i risultati voluti anche il terrorismo reazionario. Molte voci e indizi ci dicono che il terrorismo mafioso dei primi anni 90, culminato nell'assassinio di Lima e poi nei due terrificanti attentati a Falcone e Borsellino, produsse alcune concessioni da parte dello Stato, forse una vera e propria trattativa. Il terrorismo islamico non ha affatto ridotto il peso delle componenti fondamentaliste che lo praticano, ma ha moltiplicato la loro forza.
E, tuttavia, è assolutamente giusto pensare (e le argomentazioni a favore sono pesanti) che il terrorismo rosso degli anni Settanta in Italia e in Germana, quali che fossero le intenzioni dei primi promotori, fu autolesionistico e distruttivo per la sinistra, e fu strumentalizzato dalle forze della reazione e della stabilizzazione conservatrice (le quali dal canto loro alimentavano lo stragismo fascista). Così è assoluta follia l'idea di un terrorismo progressista nel mondo d'oggi, soprattutto in Europa e nelle Americhe.

Insomma le generalizzazioni e le assolutizzazioni sono spesso ideologiche e non aiutano a comprendere la realtà dei fatti. Credo che sia sempre una buona regola "l'analisi concreta della situazione concreta" sia che si studi e valuti la storia del passato, sia che si rivolga al presente la propria attenzione critica.

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