18.1.19

Il fiume. Una poesia di Pablo Neruda


Entrai in Firenze. Era
di notte. Tremai nell'ascoltare
quasi dormiente ciò che il dolce fiume
mi raccontava. Non so
quello che dicono i quadri o i libri
(non tutti i quadri né tutti i libri,
solo alcuni),
ma so quello che dicono
tutti i fiumi.
Hanno il mio stesso idioma.
Nelle terre selvagge
l'Orinoco mi parla
e io comprendo, comprendo
storie che non so ripetere.
Ci sono miei segreti
che il fiume s'è portato
e ciò che lui mi chiese adesso eseguo
a poco a poco sulla terra.

Allora riconobbi nella voce dell'Arno
vecchie parole che cercavano la mia bocca
come colui che mai conobbe il miele
e scopre di riconoscere la sua delizia.
Così ascoltai le voci
del fiume di Firenze,
come se prima di esistere mi avessero detto
quello che adesso ascoltavo:
sogni e passi che mi univano
alla voce del fiume,
esseri in movimento,
colpi di luce nella storia,
terzine accese come lampade.
Il pane ed il sangue cantavano
la voce notturna dell'acqua.

EL RÍO
Yo entré en Florencia. Era
de noche. Temblé escuchando
casi dormido lo que el dulce río
me contaba. Yo no sé
lo que dicen los cuadros ni los libros
(no todos los cuadros ni todos los libros,
sólo algunos),
pero sé lo que dicen
todos los ríos.
Tienen el mismo idioma que yo tengo.
En las tierras salvajes
el Orinoco me habla
y entiendo, entiendo
historias que no puedo repetir.
Hay secretos míos
que el río se ha llevado,
y lo que me pidió lo voy cumpliendo
poco a poco en la tierra.

Reconocí en la voz del Arno entonces
viejas palabras que buscaban mi boca,
como el que nunca conoció la miel
y halla que reconoce su delicia.
Así escuché las voces
del río de Florencia,
como si antes de ser me hubieran dicho
lo que ahora escuchaba:
sueños y pasos que me unían
a la voz del río,
seres en movimiento,
golpes de luz en la historia,
tercetos encendidos como lámparas.
El pan y la sangre cantaban
con la voz nocturna del agua.

Da Le uve d'Europa (1954) in Poesie, Sansoni, 1962

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