23.9.15

Cervello. Possiamo trapiantare i ricordi? (Fabrizio Benedetti)

Noi siamo fatti delle nostre memorie, cioè di situazioni, persone e cose che si sono depositati nel nostro cervello fin dalla più giovane età. Ciò che siamo noi adesso, in questo momento, è un insieme di ricordi che ci fanno sentire noi stessi, che producono quell’esperienza unica e individuale che ci fa dire “Io sono”. Senza queste memorie la nostra stessa soggettività non esisterebbe. Solo noi, dentro di noi, comprendiamo realmente il legame fra ricordi lontani e ricordi più recenti. Solo noi, dentro noi stessi, cogliamo la reale continuità di eventi appartenenti ai primi anni della nostra vita, agli anni più recenti, e a quello che abbiamo fatto ieri. Insomma, in una sola parola si potrebbe dire che noi siamo la nostra memoria.
Nel nostro cervello ci sono aree responsabili di tutto ciò. Da quando siamo nati fino a questo momento il nostro cervello ha ricevuto un numero incalcolabile di stimoli che ha acquisito, elaborato, depositato in precise strutture. Una di queste è l’ippocampo, così chiamato per la sua forma di cavalluccio marino, da tempo conosciuto come uno dei principali artefici dell’elaborazione delle nostre memorie. Da quelle visive a quelle uditive, e dai ricordi tattili a quelli olfattivi e gustativi. Per esempio, spesso associamo un odore sgradevole o un profumo piacevole ad un’epoca della nostra vita, ad un luogo, ad una persona. E sono proprio queste esperienze e memorie personali e private che danno origine al nostro Io.
Immaginiamo allora che fosse possibile trapiantare i ricordi da un individuo ad un altro, cioè che le memorie di una persona fossero trasferite al cervello di un’altra persona. Per esempio, si potrebbe trapiantare l’ippocampo di un mio amico nel mio cervello, e con esso tutte le sue memorie. Dopo un trapianto di questo tipo, sarei ancora io? La risposta più logica è “no”. Se io sono la mia memoria, dopo il trapianto io diventerei la memoria del mio amico. Cioè, in altre parole, sarei il mio amico, con i suoi ricordi lontani e vicini, con le esperienze sensoriali della sua infanzia e della sua adolescenza, con quella continuità di memorie che caratterizzano tutta la sua vita personale.
Diversi film di fantascienza si sono cimentati in questo avveniristico scenario, nelle situazioni e storie più disparate. Tuttavia, oggi non sembra sia più necessario fare ricorso alla fantascienza per una prospettiva del genere. Un gruppo di neuroscienziati francesi ha recentemente creato memorie artificiali nei cervelli di topo. Alcuni neuroni dell’ippocampo responsabili della navigazione, cioè dell’esplorazione dell’ambiente, sono stati identificati e registrati con elettrodi durante il sonno. Mentre gli animali dormivano, i ricercatori hanno associato l’attività di questi neuroni rappresentanti luoghi specifici dell’ambiente circostante con la stimolazione dei centri del piacere. In tal modo sono state prodotte memorie artificiali in cui un determinato luogo era associato con una sensazione piacevole. Quando gli animali si sono svegliati, i primi luoghi verso cui si sono diretti sono stati proprio quelli che erano stati stimolati durante il sonno. Perciò, l’ippocampo contiene neuroni che rappresentano le memorie dell’ambiente circostante, e tali memorie possono essere inserite artificialmente nell’ippocampo durante il sonno. Il punto centrale è che ai topi sono state inserite false memorie o, in altre parole, è stata creata una falsa associazione fra un determinato luogo e una sensazione piacevole. In realtà, un’esperienza piacevole di questo tipo i topi non l’avevano mai vissuta.
Le ricadute scientifiche, pratiche ed etiche di questo nuovo approccio sperimentale possono essere enormi. Nonostante questo studio sia stato effettuato in topi, dal punto di vista strettamente scientifico e filosofico appare chiaro come in linea di principio sia possibile creare un altro Io, con nuove memorie, falsi ricordi e comportamenti artificiali. Sebbene per ovvie ragioni etiche non sarà certamente facile effettuare simili studi nell’uomo, le ricadute pratiche possono essere facilmente intuibili, come per esempio la sostituzione di memorie negative con memorie positive.
È facile anche intuire la possibile ricaduta etica, nonché legale, della creazione di nuove memorie in un individuo. Sebbene la manipolazione dei ricordi sia oggi un tema di gran moda delle neuroscienze, per esempio con l’identificazione dei neuroni responsabili dei ricordi negativi, questo nuovo studio è il primo a creare false memorie in un cervello di topo che influenzano direttamente un comportamento conscio, cioè quello di dirigersi verso il luogo creato artificialmente durante il sonno. La creazione del nuovo Io può quindi produrre effetti concreti, come l’attuazione di comportamenti artificiali, nonché ricordi e testimonianze di vita in realtà inesistenti, con implicazioni legali facilmente intuibili.
Come al solito, sia la scienza di base che quella applicata dovranno fare i conti con gli aspetti positivi e quelli negativi di questo nuovo possibile scenario. Starà alla saggezza di noi uomini la corretta applicazione di queste scoperte, sperando che il trapianto di memorie possa essere usato a scopo terapeutico in malattie neuropsichiatriche e non per manipolare cervelli a scopi criminali e bellici.


Il Sole 24 Ore Domenica, 29 marzo 2015

1 commento:

Saverio Esposito ha detto...

Qui ci sarebbe andata bene una citazione de "I labirinti della memoria" di Philiph K. Dick.

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