30.11.18

Terni, la miniera delle cartoline. I fotografi Alterocca (Jenner Meletti)



TERNI

La Balilla nera era davvero un mistero. Era parcheggiata davanti a una chiesa di Avola, appariva in una stradina della Calabria, era in bella mostra davanti a una locanda di Sorrento o a un albergo di Tortona. Dal Sud al Nord, come per miracolo, l’ auto si esibiva davanti all’ obiettivo del fotografo. «Usando una lente, abbiamo letto la targa, Tr 1921, e il mistero è stato svelato: la Balilla era quella dei fotografi Alterocca. Uno di loro ci ha spiegato che erano gli stessi abitanti a chiedere di mettere l’auto "dentro la cartolina", così il paese sembrava più moderno».
È una miniera ancora inesplorata, l’archivio fotografico Alterocca, magnifica raccolta di un milione di negativi su lastre di vetro al bromuro e lastre di zinco. Con questi negativi sono state stampate centinaia di milioni di cartoline illustrate (negli anni Trenta l’Alterocca sfornava cinquanta milioni di pezzi all’anno) che in un’ Italia dove l’unico viaggio era quello per andare a fare il soldato, raccontavano ad amici e parenti luoghi mai visti: «A Roma andai e a te pensai». Non solo saluti ma anche preghiere. Una rondine vola sulla piazza della Madonna di Loreto. Con il becco sostiene un cartello: «Ti porti i miei saluti la rondinella pia / e la benedizione celeste di Maria».
Quasi cent’anni di cartoline, dal 1876 ai primi anni Sessanta. Le mappe di Google, con il satellite, raccontano l’Italia di oggi. Le lastre Alterocca riescono a raccontare anche il passato. «I fotografi andavano più volte nello stesso paese, a distanza di anni. E così possiamo vedere, ad esempio, come i paesi italiani si sono sviluppati. I fotografi - dipendenti o collaboratori fissi - erano inviati dalla ditta ma lavoravano anche su commissione. A chiamarli erano i tabaccai, che accanto ai sigari e alle sigarette sfuse vendevano le cartoline. Chiedevano immagini della piazza, della chiesa, della processione con il Santo patrono, dell’intero paese. Sceglievano quattro o cinque scatti e per ognuno di essi ordinavano dalle duecento alle mille cartoline».
Francesca Boscherini, imprenditrice, nel 1989 ha comprato l’archivio in un fallimento e ha fondato l’ Alterocca Media. «Non volevo che un patrimonio come questo andasse diviso e disperso nelle case dei collezionisti. Credo di avere fra le mani un vero tesoro, che purtroppo dopo tanti e costosi traslochi oggi è chiuso in sei stanze di palazzo Carrara. E meno male che il nuovo sindaco di Terni, Paolo Raffaelli, ha messo a disposizione quei locali. Io ho ormai perso la speranza di guadagnare qualcosa. Vorrei però che l’archivio diventasse davvero fruibile. Lo stiamo mettendo in ordine, piano piano, con l’aiuto di Benedetta Toso, esperta di archivistica immagini fisse. E ogni volta che apriamo un cartone della Ferrania, che custodisce le lastre tredici per diciotto, torna alla luce un prezioso frammento del passato».
Erano bravi, i fotografi Alterocca. «Quando partivano per la Sicilia nei giorni in cui la raccolta delle arance era terminata, se ne procuravano comunque una cassetta. Nei paesi chiedevano la cartolina che mostrava chiesa e campanile sotto un ramo ricco di arance e loro appendevano ai rami spogli i frutti comprati al mercato. Se per caso, anche con queste astuzie, la cartolina non risultava gradita, entravano in azione i ritoccatori». Ci sono ancora i pennelli usati dai ritoccatori, con tre, due o un solo pelo. «Ecco, i fili d’acqua che escono da questa fontana di Roma, "Panorama dall’Accademia di Francia", sono dipinti con pennelli a un solo pelo. Il ritocco serve ad esaltare i contrasti. Il grigio diventa bianco o, all’opposto, nero. Poi la fotografia viene rifotografata e appare nitida. Abbiamo trovato biglietti con ordini precisi per il ritocco. Per questa fotografia di un paesino siciliano, ad esempio, si prescrive di "togliere le crepe dai muri, eliminare le erbacce dal marciapiede e soprattutto fare sparire la gallina che sta in mezzo alla strada"». 
Anche la storia va ritoccata. «Cartoline scattate quando c’era il Duce non vanno più bene dopo la Liberazione e non si può certo tornare in tutti i paesi a cercare nuove immagini, perché i fotografi costano. Ecco allora i ritoccatori al lavoro, per togliere fasci littori dai palazzi o monumenti a Mussolini. Si fanno anche errori clamorosi: si elimina con il pennello il Duce a cavallo ma nella piazza resta l’ ombra del monumento. Abbiamo trovato la cartolina fra gli scarti». «La cartolina illustrata - scriveva nel 1906 il fondatore della tipografia e del grande studio fotografico, Virgilio Alterocca - è potentissimo tramite di cultura e di gentilezza. Deve essere asservita all’ educazione del sentimento e del gusto e non
Terni. La palazzina Alterocca
immiserita a fini disdicevoli». Virgilio Alterocca è un dirigente del Partito Socialista, insegnante, industriale con mille idee. A Terni costruisce il teatro Politeama e la rete telefonica. La cartolina deve portare quella cultura che il popolo non si può permettere, ed è anche informazione. Oltre alle foto degli «edifici architettonicamente più importanti», sulle cartoline vengono stampate le immagini dell’ eccidio di Umberto I a Monza, gli spettacoli teatrali tratti da opere di D’ Annunzio, la messa in scena di opere liriche, episodi dei Promessi Sposi e della Divina Commedia. 
L’industria decolla dopo la morte di Virgilio Alterocca (1853-1910) ma grazie alle idee e agli investimenti del fondatore, che andava a cercare nuove macchine alle Expo di Parigi e di Berlino. Nel 1930 nella tipografia e nel laboratorio fotografico lavorano duecento persone. «La cartolina - scrive Alterocca - deve mostrare le meraviglie della natura e dell’ arte che fanno così bello il nostro paese, favorendo l’ affluenza dei forestieri anche nei centri minori, diffondendo fra gli amatori la conoscenza delle bellezze pittoresche e delle opere classiche, che fino ad ora furono in gran parte tesori ignorati per gli stessi italiani». Ordini di cartoline Alterocca arrivano anche dalla Cina e dal Brasile. Un imprenditore egiziano, negli anni Trenta, manda una fotografia del suo albergo, ai margini di un deserto. Ne chiede mille copie, «virate seppia» e chiede un favore. «Potete mettere qualche nuvola in cielo?». Viene accontentato. Lo stabilimento che fu del dirigente socialista illustra le conquiste coloniali e la guerra di Albania. I soldati possono così mandare a casa le immagini di "Tripoli, such el Giuma", il "Panorama della fortezza veneziana a Durazzo" o "La famiglia reale di Albania". Ma sono i paesi e le città la miniera dell’ azienda. E a chiamare i fotografi non sono solo i tabaccai, antesignani delle future aziende di promozione turistica, ma anche i proprietari di alberghi, pompe di benzina, ristoranti. Il filone d’ oro viene trovato nei santuari e nei conventi. Sono i primi, in Italia, a scoprire la necessità della promozione. Nel 1934 i monaci di Camaldoli aprono la loro foresteria e cercano clienti e pellegrini. Il priore, in una lettera, chiede anche una foto «ritoccata a colori», e allora a Terni si mettono al lavoro le donne pittrici. Le suore agostiniane di Cascia mettono in posa - in chiesa e ritratte di spalle - le piccole orfane dell’ Alveare di Santa Rita. La foto finisce nel bollettino delle suore, anche questo stampato da Alterocca, che viene inviato ai possibili benefattori. Sempre a Cascia i bimbi della materna parrocchiale vengono sistemati in cortile e fotografati dall’ alto. Tutti assieme formano la scritta: «Auguri». Anche per i santuari i ritoccatori (e gli illustratori) hanno molto lavoro. Ecco dunque apparire modernissimi aerei nel cielo del santuario della Madonna di Loreto, «protettrice degli aviatori», o l’ immagine di San Gabriele che dall’ alto ferma un autobus di pellegrini che sta cadendo da un ponte. «L’ autobus con sessanta pellegrini rimase sospeso sull’ abisso», assicura la didascalia. Anche il Vaticano è un ottimo cliente. Chiama gli Alterocca per l’ inaugurazione del potentissimo centro di radiotrasmissione della stazione vaticana, il 27 ottobre 1957. Fotografie e composizioni diventano cartoline da inviare in tutto il mondo: «Antenna Ave Maria, per fare del mondo una sola famiglia». Le didascalie delle cartoline che mostrano la grande antenna a forma di croce sono in latino: «Antemnae radiophonici pontis, S. M. di Galeria». La cartolina, diceva il fondatore, «non deve essere immiserita a fini disdicevoli», ma il mercato è mercato e la concorrenza si fa forte. Quando si elegge un nuovo Papa, lo stabilimento va in fibrillazione, perché Roma è a soli ottanta chilometri e bisogna arrivare prima degli altri. Il fotografo Angelo Cardaio è pronto. Si procura le immagini di vecchi papi, alti, bassi, magri o grassi. Si procura le fotografie del volto dei cardinali papabili. Appena in San Pietro viene annunciato l’ «Habemus Papam», ecco che il volto del cardinale prescelto viene appiccicato sul corpo già pronto. L’ ultimo fotomontaggio viene fatto per Paolo VI. Senza rinforzi finanziari, tutto l’ archivio Alterocca rischia di restare una miniera chiusa. Finora è stata fatta una sola mostra, Ascoltaci, o Signore, grazie all’ aiuto dell’ allora presidente della Regione Umbria, Bruno Bracalente. «Io metto nell’ archivio - dice Francesca Boscherini - parte dei denari che guadagno in fabbrica, ma non bastano. Ho qualche idea. So che le associazioni di italiani in America finanziano fotografi che vengono qui per ritrarre i paesi di origine degli emigrati. Noi potremmo fornire non le foto di oggi, ma quelle del tempo in cui partivano i bastimenti. Le lastre dell’ archivio - sono ancora perfette e permettono stampe nitidissime - potrebbero poi essere utili per il Fai, il Fondo ambiente italiano: avrebbe le "prove" di come il paesaggio italiano è stato cambiato o manomesso. Potrebbe intervenire anche l’ Anci, l’ Associazione dei comuni italiani. Il nostro archivio potrebbe fornire immagini per organizzare una mostra in quasi tutti i comuni. E sono immagini che raccontano la storia vera di un paese. Insomma, per aprire la miniera, serve qualche investimento, che sarà ben ripagato. Tutti cercano le loro radici. Qui le abbiamo fotografate».

La Repubblica. 2 settembre 2007

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