28.12.13

Le suffragette vanno alla guerra (“La Stampa”, 7 agosto 1915)

Nella rubrica “La Stampa e la Storia”, il quotidiano torinese riprende vecchi articoli dal suo archivio ultracentenario. Quello che segue risale al tempo della Grande Guerra e fu ripubblicato il 7 agosto 2012. (S.L.L.)

Le suffragette e la guerra. Ecco un tema in cui la piccola retorica ufficializzante posta sugli altari dalla guerra può diguazzare come un'anitra. Essa vi giura che la questione del suffragio femminile è sepolta, e che le suffragette si sono mutate di colpo in brave donne normali bravamente votate alla patria, pronte a dar tutto senza chieder niente. La semplice, verità è invece che le suffragette lavorano oggi per il voto, assai più di prima... sanno, e non nascondono, che la guerra ha loro offerto una chance insperata.
«La nostra grande ora è giunta», scriveva fin dall'inverno scorso una delle più notorie. «Non abbiamo sempre lottato a far valere il nostro diritto a un posto nelle prime file, tra gli uomini? Non abbiamo sempre sostenuto che di nulla sono incapaci le donne di cui siano capaci; gli uomini, inclusa la milizia? Avanti, dunque».
Il giuoco delle suffragette è di carpire il voto mostrandosene degne. Per mostrarsene degne, han sempre giuocato ad imitare i maschi, che il voto inventarono. Hanno sempre avuto una brama ardente di dar spettacolo di virilità. Sono naturalmente rotolate nell'esagerazione. Hanno adottato la violenza, sfidato il carcere e la morte; e come i maschi, al lume dell'esperienza, sorridevano di tanta sproporzione, tra i metodi e il fine, esse si stimarono più virili di loro e li dissero indegni di governare. Questa ostentazione di virilità esagerata si fa mansuefatta nella forma, non nella sostanza, dallo scoppio della guerra.

Alcuni si attendevano che continuassero a comportarsi da suffragette nel senso artificioso del termine; che acuissero il baccano per il voto tendendo dei ricatti ai maschi angustiati dalla guerra. Costoro non le avevano comprese. Le avevano derise e vituperate per scansar la fatica di comprenderle. Chi le comprendeva, trova invece naturalissimo che le suffragette da un anno in qua abbiano sospeso l'azione diretta per il suffragio, buttandosi a capofitto nei problemi immediati della guerra. Esse si ritenevano e si ritengono degne di salire al Parlamento e anche al Governo né più né meno che gli uomini, in molti casi assai più che gli uomini. La guerra offriva loro un'occasione magnifica per provare la saldezza del loro assunto. Insistere nella campagna per il voto durante la guerra avrebbe significato regalare agli uomini la prova contraria, e procacciarsi una inevitabile condanna.

"La Stampa", 7 agosto 2013

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