15.5.15

Pasqua in Umbria. Lo stato laico, il professore e l'acqua santa (R. M.)

Riprendo una eccellente cronaca commentata di recenti, emblematici accadimenti dell'Umbria, opera di Roberto Monicchia. E' tratta dalla rubrica di “micropolis” La battaglia delle idee. (S.L.L.)

Quella di Pasqua è stata davvero una settimana di passione in Umbria, in tema di rapporti tra chiesa e scuola pubblica. Il 1° aprile l'Ufficio scolastico regionale ha concluso l'istruttoria aperta contro Franco Coppoli, insegnante del "Sangallo" di Terni, comminandogli un mese di sospensione senza stipendio per aver staccato il crocifisso da alcune classi. Per un analogo gesto Coppoli era stato sospeso e poi riammesso nel febbraio 2009 da un altro istituto ternano. Prima e dopo la decisione non sono mancate le polemiche; tra i tanti attacchi subiti da Coppoli spicca quello di Italo Casali, il genitore che presiede il consiglio d'Istituto del "Sangallo": "Un professore che entra in una classe di studenti adolescenti ‘armato’ di attrezzi da carpenteria e sale addirittura sulla cattedra per modificare, senza autorizzazione alcuna, lo status quo della parete di un edificio pubblico offre ai giovani ragazzi che vanno a scuola, anche per formarsi una coscienza civica di rispetto delle istituzioni, un esempio indecoroso, violento e irrispettoso che non può non essere condannato e sanzionato". Indimenticabili le parole sulla "assenza di autorizzazione" e sul "prof. carpentiere" (come Gesù!), ma sullo "status quo" il presidente law and order scivola, dimenticando che nessuna legge o regolamento prescrive l'esposizione del crocifisso, che è solo una pratica imposta dal fascismo. Cosa che ribadisce l'autore del gesto di disobbedienza civile (tipica azione nonviolenta), che accusa l'Ufficio scolastico di intimidazione e discriminazione e ricorda le sentenze della Cassazione molto chiare al proposito.
Mentre si attendeva il pronunciamento dell'Usr su Coppoli, dal pulpito della chiesa di San Michele Arcangelo il parroco della frazione folignate di Sterpete, frate Leonardo De Mola, lanciava l'accusa: la preside dell'Istituto comprensivo 3 gli aveva impedito la benedizione pasquale della scuola elementare! Sconcerto e rabbia si levavano da più parti. Uno dei genitori ha dichiarato: "Non è una presa di posizione razzista, ma ci pare ingiusto che i nostribambini vengano privati della benedizione". Simile impostazione, che mescola impropriamente religione e nazione, ha la mozione di censura presentata al consiglio comunale di Foligno da Iniziativa civica, che chiede il "rispetto della storia e delle tradizioni italiane".
La rivendicazione identitaria è il mantra di tutte le dichiarazioni politiche di condanna della preside, il più originale è il consigliere regionale De Sio (già An) per il quale "non si trattava di una cerimonia religiosa ma di una benedizione che in tutte le latitudini è la sintesi dell'auspicio di una vita di pace e di rispetto" (ma allora quali sono le cerimonie religiose? E come si distinguono?). Chiamata in causa, la Dirigente scolastica, Simona Lazzari, ha precisato che precise disposizioni di legge impediscono di compiere cerimonie religiose in orario di lezione, invitando il frate a benedire la scuola fuori dall'orario delle lezioni, con la presenza degli alunni e dei genitori che volesseropartecipare. A molti non è bastato neanche questo, ma le acque si sono un po' calmate, anche perché si è saputo che frate De Mola si era presentato per la benedizione nel bel mezzo delle lezioni, senza alcun preavviso: ce lo immaginiamo con lo sguardo fiero e il piglio eroico di Fra' Cristoforo, anche se non si dedicava a consolare afflitti o mettere a posto prepotenti.
A quel punto anche il vescovo di Foligno ha riconosciuto la correttezza della dirigente in una lettera ai giornali, conclusa però con parole durissime: "si sta preparando per la teoria del gender, che pone la scure alla radice dell'identità sessuale un arco trionfale, con tanto di benedizione laicista".
Di fronte a tanto sproloquiare su radici e tradizioni, c'è da stupirsi che nessuno abbia ancora chiesto di cambiare nome all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola primaria di Sterpete, ora intitolato a Galileo Galilei, negatore della millenaria tradizione geocentrica.
Tre considerazioni finali, per niente originali ma su cui occorre tornare, vista l'imbarazzato silenzio di fronte a simili ingerenze da parte della cultura e delle istituzioni laiche. Prima di tutto, ben misera e insicura dei propri valori è quella religione che ha bisogno di carte da bollo e circolari ministeriali per mantenere un ruolo pubblico. Secondo: la questione delle identità si gioca su piani multipli e intrecciati, e soprattutto sulla libera scelta; confondendo ad arte tradizioni, culture e riti si alimenta solo l'integralismo. Infine: la libertà religiosa dei moderni comincia quando lo Stato cessa di essere confessionale; solo uno stato che non è di nessuna religione le può accettare e garantire tutte. Al tempo dell'Isis almeno questo parrebbe chiaro. Per questo tutti i democratici, credenti o meno, dovrebbero essere con Franco Coppoli, a cui va tutta la nostra solidarietà.

“micropolis” aprile 2015
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