28.5.15

"Schetta nun t'appi" (S.L.L.)

"Schetta nun t'appi e maritata t'appi; / basta ca t'appi e comu t'appi t'appi" è un "fiore", uno di quegli stornelli a dispetto che si cantano tra un "ciuri ciuri" e l'altro e il suo effetto nasce da quel "t'appi" (ti ebbi) ripetuto che realizza una sorta di scioglilingua. Liberamente si potrebbe tradurre così: "Non ti ho posseduta da ragazza e ti ho posseduta da sposata; / ma mi basta averti posseduta, lo stato civile non ha importanza".
Il primo obbligato commento evidenzia il maschilismo della strofetta: nel sesso si esprime un rapporto di potere, una volontà di possesso. Ma, a ben vedere, il maschio "amante" non è affatto il padrone assoluto che pretende di essere. E se, in realtà, fosse "l'amata" ad aver goduto di lui, ad averlo posseduto, e per di più solo quando ha voluto lei? 
E' un luogo comune che in questo genere di cose sia sempre la donna a decidere e dei luoghi comuni si fa bene a diffidare; penso però che il detto contenga un nocciolo di verità, quando lo scambio sessuale sia libero e non condizionato dalla forza fisica o dal potere del maschio.

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