1.7.18

Di Maio contro Fico: “Non in mio nome” (S.L.L.)


Gigetto mette i puntini sulle i. Il presidente della Camera Fico - dice - parla a titolo personale quando loda le Ong umanitarie e chiede la riapertura ai profughi dei porti italiani.
Lascia intendere che è un "buonista", cioè un povero cretino, se non un imbroglione, e che non è autorizzato a parlare a nome dei Cinque Stelle.
Bisognerebbe spiegargli che Fito non è autorizzato a parlare a nome dei Cinque Stelle in primo luogo per la funzione di garanzia cui è stato chiamato, arbitrale, in qualche modo "super partes". E che ovviamente non può parlare a nome dei 630 deputati, organizzati in gruppi e dotati, individualmente, di parola. Men che mai può parlare a nome di un governo di cui non fa parte e su cui l'assemblea che dirige esercita una funzione di indirizzo e di controllo.
Parla a titolo personale, come parlano sempre i presidenti delle Assemblee parlamentari, si chiamino Pertini, Violante, Fini, Casini, Pivetti, Bertinotti, Scognamiglio, Boldrini o Bucciarelli Ducci.
Parlavano a titolo personale tutti costoro, cercando di interpretare, ciascuno a proprio modo, i valori costituzionali e i sentimenti popolari. E così Fico.
Resta un interrogativo. Chi parla a nome dei Cinque Stelle?
Non seguo la stravagante e mutevole regolamentazione della rappresentanza nel movimento, per cui posso essermi perso qualche passaggio.
Ma Gigetto non era solo "candidato premier" o è diventato "leader"?
E "leader" è ancora una "parola sporca" - come diceva il vecchio Casaleggio, reinterpretando l'anarchismo individualista della piccola borghesia - o non lo è più?
E infine chi esprime la posizione del Movimento su problemi fondamentali di etica civile come quello dell'accoglienza, visto che lui, Di Maio, - leader o non leader - sul tema tace o glissa?
Chi parla a nome dei Cinque Stelle?
Nessuno?
O lo fa Salvini?

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