11.7.18

Il Risotto romagnolo. Una ricetta in versi di Giovanni Pascoli


Nel 1905 una lettera a Giovanni Pascoli dell'amico Augusto Guido Bianchi, milanese e giornalista del “Corriere della sera” trasmetteva al poeta una ricetta del rinomato Risotto alla milanese, infarcita di verbi al futuro: “Tu farai, tu vorrai, tu saprai ...”. In risposta Pascoli, da buongustaio molto legato alla cucina del territorio, gli trasmise in versi la ricetta del suo “risotto romagnolesco come lo fa Mariù”, l'amata sorella. Il testo fu per la prima volta pubblicato nel 1930 dalla rivista “La Cucina Italiana” e lo si ritrova in molti libri e siti di gastronomia e di poesia.

Amico, ho letto il tuo risotto in …ai!
È buono assai, soltanto un po’ futuro,
con quei tuoi “tu farai, vorrai, saprai”!

Questo, del mio paese, è più sicuro
perché presente. Ella ha tritato un poco
di cipolline in un tegame puro.

V’ha messo il burro del color di croco
e zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.

Tu mi dirai:”Burro e cipolle?”. Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.

Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro,
dopo il mio greco, dopo il mio latino!

Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.

Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
Il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
romagnolesco che mi fa Mariù.

Poscritto
Pascoli non parla di dosi, bisognerà regolarsi ad occhio; quanto al “buzzo”, che in lingua vuol dire “pancia”, credo che riprenda un uso particolare, culinario, del termine e alluda ai cosiddetti duroni, gli stomaci dei polli che spesso s'accoppiano ai fegatini. Per il resto tutto facile e fattibile: soffrittino di burro e cipolla, con aggiunta di zafferano, duroni, fegatini, qualche fungo e, dopo qualche minuto, della passata di pomodoro fresco e sale. Dopo un congruo tempo di cottura, si tuffa dentro il riso e lo si porta a cottura, aggiungendo del brodo caldo se serve.

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