7.12.09

Io lo conoscevo bene. Gianni (Giovanni) Puglisi: ritratto del carrierista da giovane.


1. Nel portale della Treccani
Chi è Giovanni Puglisi?
Nel portale della Treccani troviamo illustrata una prodigiosa carriera accademica e una serie lunghissima di presidenze, reggenze, direzioni, attività. Leggiamola: “Giovanni Puglisi, nato a Caltanissetta nel 1945, è il Rettore della Università IULM di Milano e il Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. Dopo la laurea in Lettere, diventa Assistente ordinario di Storia della Filosofia. Nel 1976 diventa Professore ordinario di Storia della Filosofia. Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo (1979 – 1998) e Presidente della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione Italiane (1983 – 1998). Nel 1993 diventa titolare della Cattedra di Letterature Comparate presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo. E’ titolare della Cattedra di Letterature Comparate nella Facoltà di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano dal 1998. E’ Presidente della Consulta Universitaria di Critica Letteraria e Letterature Comparate. Dal 28 marzo del 2001 è Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM.
Altre esperienze professionali:
E’ Presidente della Fondazione Banco di Sicilia, della Fondazione Università IULM, dell’ISIDA (Istituto Superiore per la Formazione dei Dirigenti d’Azienda di Palermo), del Premio Letterario Internazionale Mondello e della Società Siciliana per la Storia Patria.E’ Vice Presidente e membro della Giunta della Conferenza Nazionale dei Rettori CRUI.È Vice Presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all'Estero presso il Ministero degli Affari Esteri, della Fondazione CittàItalia, del Teatro Biondo-Stabile di Palermo.E' componente del Consiglio d'Amministrazione dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana ‘G. Treccani’.E’ stato Assessore alla Cultura della Città di Palermo. E’ socio onorario della Società Geografica Italiana. E’ socio del Rotary Club Roma Sud ed è stato insignito del Paul Harris Fellow. E' iscritto dal 1972 all'Ordine dei Giornalisti”.
Insomma non gli manca niente.

2. Palle bianche e palle nere
Di Puglisi si parlò quando nella scorsa primavera il presidente della Regione siciliana, Lombardo, iniziò la resa dei conti con il suo ex fratello siamese Cuffaro e si dimise. Dichiarava che avrebbe fatto una nuova giunta, senza l’Udc e senza gli assessori del Pdl che avevano remato contro, parlava di aperture della società civile. Nel totoassessori molti davano Puglisi per sicuro. Ma nella lista che Lombardo presentò a fine maggio non c’era.
Un mese dopo, tuttavia, una nomina arrivò: il Presidente Lombardo aveva scelto il Prof. Puglisi come superconsulente alla Regione Siciliana per Beni culturali, Alta formazione, Università e ricerca, sistema bancario e finanza. Con un suo formale provvedimento gli aveva affidato anche il compito di costituire e coordinare un “Organismo per la razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse umane e materiali della Regione Sicilia”.
Oggi che all’Assemblea Regionale Siciliana dopo il voto sul documento di programmazione, la crisi riesplode e Lombardo cerca una maggioranza aprendo al Pd, il Corsera ha ben pensato di intervistare Puglisi (4 dicembre 2009). Sul mancato assessorato così si esprime con l’intervistatore Maurizio Giannattasio: “Non ho fatto l'assessore perché certe cose non si fanno per gioco. L'intenzione mia e di Lombardo era quella di non buttare alle ortiche la mia esperienza al Banco di Sicilia. Se avessi fatto l'assessore dopo 48 ore mi sarebbe arrivato il diktat di optare. Sarebbe stato poco serio fare l'assessore per due giorni. Il mio non è né un gran rifiuto, né il comportamento di una vergine pudibonda”.
Puglisi esclude elezioni anticipate: “Come si può pensare che in mezzo a questa crisi globale la Sicilia si metta in stand by e blocchi l'attività di governo? Lombardo ha dimostrato un alto senso di responsabilità quando ha detto che è alla ricerca di una maggioranza per sostenere l'attività economica e legislativa dell'isola”. Ma sull’ipotesi di una maggioranza alternativa al centrodestra è sibillino: “Non faccio l'analisi del sangue alle palle bianche e nere dell'assemblea regionale. Una volta c'erano 90 deputati in aula e 92 palle nell'urna. E capitato più volte che i risultati elettorali non fossero corrispondenti alle maggioranze in assemblea”.
Puglisi nondimeno ritiene improbabile un governo col Pd o una sorta di “milazzismo” (Milazzo, un Dc di destra ribelle al centralismo fanfaniano, guidò un governo “sicilianista” di democristiani dissidenti, missini, monarchici e socialisti, appoggiato dall’esterno dal Pci) ed ipotizza una soluzione nell’ambito del centrodestra: “Ci sarà uno showdown e si arriverà a una chiarificazione all'interno del centrodestra. Con un'avvertenza: in Sicilia ai problemi nazionali si aggiungono sempre problemi politici locali e personali”.
Queste le più recenti nuove di Puglisi. Ma io qui voglio parlare di Gianni giovane, del Gianni che conoscevo bene, quello che muoveva i primi passi di una carriera prestigiosa.

3. Il tribuno
Lo conobbi ad una riunione di giovani di sinistra in Fgci, nella primavera del 67.
Si doveva organizzare un sit in contro la guerra americana in Vietnam in via Archirafi, ove avevano sede le facoltà scientifiche. A me (per la Fgci), a lui (per la Fgs del Partito socialista unificato) e a Corradino Mineo (per la Fgs del Psiup) fu dato l’incarico di promuovere la partecipazione degli studenti di Lettere che stavano ancora alla Centrale di via Maqueda. Ci vedemmo due volte per concordare ed effettuare il volantinaggio.
Corradino era un vero e proprio enfant prodige. Non aveva ancora diciott’anni ed era già universitario: vocina stridula, aria da intellettuale, tanta voglia di cambiare il mondo. Puglisi era più grande di noi, aveva 22 anni. Era stato l’artefice dell’alleanza tra l’Ugp (sezione palermitana dell’Ugi, l’associazione degli studenti di sinistra) e Nuova Goliardia (un’associazione locale di studenti socialdemocratici e laici) e si presentava come un politico scafato, capace di leggere dentro le pieghe. Giacchetto spinato, baffetti stravaganti, si distingueva per una gentilezza cerimoniosa. Nel saluto non arrivava tuttavia al massimo dell’untuosità, porgendoti la mano moscia, ma prendeva la tua e la premeva due volte, come fosse la pompetta del clacson. Un segno distintivo inconfondibile. Chissà se lo fa ancora.
Il sit in andò benino (non era ancora il Sessantotto e 100 persone a Palermo erano un buon risultato) e i rapporti con Puglisi da allora si limitarono a qualche incontro casuale. Mi raccontava dell’unificazione socialista, si lamentava della rigidità del Pci, ma era sempre pronto a darti ragione, sulle cose più impensate.
Io leggevo “la Sinistra”, un mensile appena nato che accorpava diverse anime della “sinistra critica”. Lo dirigevano in tre, Lucio Colletti, Giulio Savelli e Silverio Corvisieri. De “la Sinistra” era uscito un numero molto speciale con il titolo Che Guevara da un altro Vietnam e nella quarta di copertina, su fondo rosso, la fortissima conclusione dell’appello del Che: “Ogni nostro atto è un grido di guerra contro il nemico del genere umano, l’imperialismo degli Stati uniti dell’America del Nord… ovunque ci colga la morte che sia la benvenuta a condizione che altre armi…”. Una volta, chiacchierando con Gianni, me la presi con Amendola che al Comitato centrale aveva attaccato “gli strateghi di farmacia che vorrebbero creare molti Vietnam”; lui si disse d'accordo con me.
Nel febbraio del Sessantotto, smaltito l’impatto del terremoto nel Belice, anche nelle facoltà universitarie palermitane cominciarono le occupazioni. A Lettere partì il 28 e durò pochissimo. Fu piuttosto strana: nelle assemblee parlavano anche i fascisti (ricordo interventi di Aurea e Fragalà, molto antiborghesi) e avevano un certo peso gli assistenti. Arrivò anche una delegazione di professori solidali. Uno diceva: “Bruciate l’Università”. Era un vecchio crociano senza dichiarate preferenze politiche, ma si diceva che votasse Dc.
Tra quelli che in assemblea si distinguevano ricordo uno scatenato Attilio Mangano, un raffinato Piero Violante, studente a Lettere, ma già laureato e borsista a Legge, l’ottimo e giovanissimo Mineo, ora collegato con il circolo Labriola, il cattolico Valdes, buona forchetta, ma più di tutti efficace era Puglisi, critico intransigente dei vecchi organismi rappresentativi e tribunizio contestatore della proposta di legge 2314 di riforma universitaria (altrimenti Piano Gui, dal cognome del ministro proponente).

4. Il volo di Peppino Impastato
Alla fine dell’occupazione il documento dell’Assemblea criticava l’intervento della polizia a Valle Giulia e chiedeva le dimissioni di D’Avack, il potente rettore che l’aveva chiamata. Vi apposero la firma non pochi assistenti e alcuni professori. Qualcuno (credo Violante, ma non ci giurerei) pensò di poter aggiungere, indovinandone i pensieri, la firma del professore più amato dalla sinistra palermitana, il prolifico Armando Plebe, alessandrino. Non l’avesse mai fatto! Il celebre filosofo anticonformista stupì tutti smentendo la firma e dichiarando solidarietà al romano rettore. L’Armando, oltre che di due insegnamenti a Palermo (Storia della filosofia e Storia della filosofia antica), era tenutario della cattedra di Estetica a Roma, alla cui riconferma aspirava. Il professor Plebe al tempo proclamava un illuministico marxismo e lo aveva esposto in un libretto dell’editore Ubaldini: Che cosa ha veramente detto Karl Marx. Ma da quella primavera cominciò il suo spostamento a destra: per l’editore Rusconi pubblicò prima un ghiotto Che cosa non ha capito Karl Marx, una vera e propria autocritica, poi una Filosofia della reazione, finché nel 1972 non si presentò alle elezioni come candidato al Senato nelle liste del Msi di Almirante. Puglisi nel frattempo continuava ad impazzare nelle assemblee di facoltà: era una sorta di dominus nel comitato che le convocava. Le assemblee, dopo la grande iniziale curiosità, erano tuttavia sempre meno popolate: nell’aula Cocchiara convenivano una ventina di aficionados e qualche fuorisede di passaggio. A maggio durante una di queste inutili assemblee con una mozione d’ordine chiesi che invece di parlare di “organizzazione dell’Università” - era questo il primo punto – si parlasse del Maggio che in Francia era in pieno svolgimento. Non ricordo con quale argomento, ma la vinse Puglisi e la mia mozione fu respinta. In quei giorni “L’Ora”, il quotidiano di Palermo, aveva accusato il Rettore Michele Gerbasi di avere smaccatamente favorito in un concorso (per un ruolo amministrativo, credo) un suo congiunto, tal Miserendino. Il tema di cui Puglisi intendeva parlare non era l’Università in generale, ma proprio lo scandaletto concorsuale. Il suo obiettivo era di far approvare un documento di condanna. Non appena Gianni finì, dall’alto dell’anfiteatro si precipitò come in volo Peppino Impastato, incazzatissimo. Gli gridò che di porcherie di quel tipo ce n’erano a bizzeffe in tutti gli angoli dell’Università, che era di quello che si doveva parlare e non soltanto del caso Miserendino, che il compito del movimento studentesco non era di abbattere Gerbasi per sostenere un altro gruppo di potere. Aggiunse che quello era un ben misero dibattere, mentre i nostri colleghi parigini davano l’assalto al cielo. Impastato veniva assai di rado in facoltà e non era molto pratico di giochi assembleari; ma quando era in collera diventava capace di un sarcasmo in grado di distruggere chiunque. Interruppi Puglisi che cominciava un tentativo di replica e presentai una mozione che chiedeva lo scioglimento dell’assemblea. Questa volta vinsi. Puglisi non lo vidi più per qualche tempo. A novembre, alla riapertura delle lezioni, un volantino del Circolo Lenin dava notizia di un altro scandalo: Gianni Puglisi tra settembre e ottobre aveva sostenuto una decina di esami, si era laureato discutendo una corposa tesi sul futurismo di cui non aveva mai parlato con nessuno ed era immediatamente divenuto assistente di Armando Plebe, con una velocità da missile. A voce giravano i pettegolezzi sugli amori tra Gianni e Armando. Vidi perfino una foto che li ritraeva in una posa vagamente lasciva. Mi arrabbiai con chi me la mostrò. Neanche allora avevo pregiudizi sugli amori omosessuali, ma non mi piacevano per niente i favoritismi.
Puglisi poi lo rividi qualche volta, con un lungo cappotto, sempre spinato. Mi giravo dall'altra parte per evitare il saluto e l’incontro: più che altro temevo la stretta di mano a pompetta. Dopo, chissà perché, di Puglisi non ho mai voluto sapere, benché qualche brandello di notizia sulla sua carriera di tanto in tanto mi giungesse. A fine maggio, quando se ne parlò come assessore, cercai sulla rete e trovai quell’elenco di ruoli, incarichi e onori. Di lungo era lungo, ma non fui stupito più di tanto.

3 commenti:

liber ha detto...

Ben detto!
Valentino Corvisieri

corvisieri@gmail.com

Anonimo ha detto...

i comunisti sono tutti così:quello che è mio è mio e quello che è tuo è a mezzo. Almeno le destre non hanno mai rotto le scatole con il fintobuonismo!
Ma ora con chi è fidanzato? Perchè io non ho niente contro gli omosessuali, ma se lo fa una donna è puttana e un uomo...?
Piedepeloso

Anonimo ha detto...

Non mi risulta che abbia mai fatto outing, ma è legato ad un suo allievo a cui ha fatto vincere tre concorsi e a cui ha assegnato ora la Presidenza di Facoltà. Chi lo ha conosciuto bene sa di cosa può essere capace per ottenere ciò che vuole: io lo temo, perché già mi ha fatto del male quando ancora stava a Palermo e per questo sono costretto a non firmare questo post..

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