L’attività scientifica
è materiata per grandissima parte di sforzo fantastico; chi è
incapace di costruire ipotesi non sarà mai scienziato. Anche
nell’attività politica ha grandissima parte la fantasia; ma
nell’attività politica l’ipotesi non è di fatti inerti, di
materia sorda alla vita; la fantasia in politica ha per elementi gli
uomini, la società degli uomini, i dolori, gli affetti, le necessità
di vita degli uomini. Se uno scienziato sbaglia nella sua ipotesi,
poco male, in fondo: si perde una certa quantità di ricchezze di
cose: una soluzione è precipitata, un pallone è scoppiato. Se
l’uomo politico sbaglia nella sua ipotesi, è la vita degli uomini
che corre pericolo, è la fame, è la rivolta, è la rivoluzione per
non morire di fame. Nella vita politica l’attività fantastica deve
essere illuminata da una forza morale: la simpatia umana; ed è
aduggiata dal dilettantismo, così come fra gli scienziati.
Dilettantismo che è in questo caso mancanza di profondità
spirituale, mancanza di sentimento, mancanza di simpatia umana.
Perché si provveda adeguatamente ai bisogni degli uomini di una
città, di una regione, di una nazione, è necessario sentire questi
bisogni; è necessario potersi rappresentare concretamente nella
fantasia questi uomini in quanto vivono, in quanto operano
quotidianamente, rappresentarsi le loro sofferenze, i loro dolori, le
tristezze della vita che sono costretti a vivere. Se non si possiede
questa forza di drammatizzazione della vita, non si possono intuire i
provvedimenti generali e particolari che armonizzino le necessità
della vita con le disponibilità dello Stato. Si scaglia un'azione
nella vita: bisogna saper prevedere la reazione che essa sveglierà,
i contraccolpi che essa avrà. Un uomo politico è grande in misura
della sua forza di previsione: un partito politico è forte in misura
del numero di uomini di tal forza di cui dispone. […]
Non firmato, “Avanti!”
ed. piemontese 3 aprile 1917 nella rubrica Caratteri italiani,
in Scritti giovanili 1914 – 1918,
Einaudi, 1958
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