14.1.14

“Addio Lugano bella”. Napoleone Papini, una vita da anarchico

Nasce a Fabriano (AN) il 16 Dicembre 1856, da Gaetano, commerciante, e Orsola Zanielli. L’ambiente familiare è di sentimenti repubblicani e antimonarchici; il fratello, Luigi, diventa assessore comunale in Fabriano per il partito repubblicano. E' giovanissimo quando viene arrestato per la prima volta: il 7 ottobre del 1874, in relazione al moto internazionalista di Bologna. Il 31 dello stesso mese, viene però dimesso dal carcere per la giovane età. Solo nel '76 dopo la fine del processo P. torna ad operare più apertamente.
In quegli anni l'attività del P. è molto intensa: fonda il giornale «Il Martello» (Il giornale esce tra l’aprile del 1876 e il marzo del 1877), partecipa alla ricostruzione della Federazione Umbro-Marchigiana dell'Internazionale. E' anche sulla base dell'intenso lavoro (e sui frequenti spostamenti) di P., studente o commesso viaggiatore a seconda dei casi e delle necessità, che l'Internazionale tocca una delle massime punte organizzative e politiche nelle Marche.
Il secondo congresso della Federazioni delle Marche e dell'Umbria si svolge a Jesi il 20 agosto del 1876;  P. rappresenta le sezioni di Fabriano, di Sassoferrato ed il nucleo di Pergola. Lo stesso P. è eletto segretario del congresso. Viene approvato il programma della Federazione e P., in rappresentanza della sezione di Fabriano, diventa responsabile della Commissione Propaganda. P. pubblica nel «Martello», diventato organo della Federazione Marchigiana - Umbra dell'Internazionale, le indicazioni della Commissione di propaganda per lo sviluppo dell'Internazionale ed alcuni consigli pratici sull'operatività quotidiana. «Il Martello» ospita, primo tra i giornali italiani, uno scritto di Michele Bakunin (intitolato «Sull'organamento dell'Internazionale»), e diversi rapporti dai quali emerge la grande vitalità delle nascenti sezioni dell'Internazionale in Italia.
P. si distingue anche nella sua attività di vivace polemista con i repubblicani locali: lo scontro tra queste due tendenze diventa molto forte fino a portare, la notte del 2 ottobre del 1876, all'assalto della redazione del giornale da parte di un gruppo di giovani repubblicani. La redazione si trasferisce così a Jesi (e poi a Bologna con la direzione di A. Costa). «Il Martello» pubblica la convocazione del III congresso Italiano dell'Associazione Internazionale dei lavoratori, previsto a Firenze per il 22 ottobre del 1876. P. partecipa al congresso dove appoggia la linea politica che viene deliberata (e che porterà poi al tentativo nel Matese). P. è anche tra i firmatari della protesta contro il Governo borghese e liberale.
Il P., in tutte queste attività, è discretamente seguito dalle autorità di Polizia che segnalano la sua notevole capacità di spostamento, sotto copertura di commesso viaggiatore: a Jesi per trovare una sede per la redazione del «Martello», a Urbino, dove frequenta la Regia Università (e dove tenta di  «…fare proselitismo alla propria fede politica tra gli studenti di quella università…»), a Pesaro e a Forlì dove è prevista una affissione di manifesti riportanti il regolamento dell'Internazionale. Il P. si incontra con gli organizzatori del moto del Matese e torna a Fabriano il 1° aprile del 1877 per ripartire il due con il suo compagno Spuri Sisto detto Buscarini (l’altro marchigiano partecipante al moto fu Starnani Antonio di Filottrano, che a Fabriano esercita temporaneamente l’attività di cameriere). Il 5 aprile giunse a Benevento e proseguì per San Lupo. Il ricongiungimento con il gruppo degli altri internazionalisti avviene all’ultimo momento sfuggendo così all’arresto. P., 20 anni, è con Giuseppe Volponi (20 anni) e Francesco Ginnasi (18 anni) tra i più giovani del gruppo. Gli viene affidato un incarico di rilievo, diventa infatti il Portabandiera (da qui il nomignolo che ricorre in diversi documenti di "vessillifero della rivoluzione" o "dell'Internazionale"). Durante la permanenza nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere e Benevento il P. è l'estensore materiale dell'istanza collettiva al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e al Ministro degli Interni che tutti gli imputati del gruppo sottoscriveranno.
Dopo la fine del processo, P. rientra in Fabriano il 26 agosto del 1878. Per P. fu abbastanza facile riprendere l'agitazione interrotta: la tentata sommossa aveva esaltato gli animi in Fabriano. Ma le autorità di p.s. intensificano la sorveglianza e gli incontri con gli Internazionalisti, sia della provincia che di fuori sono osservati con molta preoccupazione. P., insieme ad altri aderenti all'Internazionale, organizza nella notte tra il 27 e 28 settembre del 1878 l'affissione di numerosi manifesti reclamanti la necessità del rovesciamento dell'ordine sociale e politico esistente. Preoccupati per i numerosi adepti che gli internazionalisti arruolano dopo tale impresa, le autorità di p.s. decisero una azione più restrittiva e, dopo una seconda affissione di manifesti avvenuta a Fabriano nella notte tra il 3 e il 4 novembre dello stesso anno, iniziarono la repressione.
Il manifesto scritto e fatto stampare da P. a nome dei «socialisti rivoluzionari marchigiani» dopo aver illustrato i mali che colpiscono i lavoratori chiama il popolo delle Marche a formare un solo partito e a raccogliersi attorno al programma e alla bandiera dell'Internazionale. Seguono sette arresti e viene spiccato mandato di cattura contro P. (il 25 Novembre dal Giudice Istruttore di Ancona per il reato di cospirazione). P. sfugge alla cattura perché in viaggio per Ancona, avverito in tempo ripara all’estero: a Lugano. Il processo a P. ed ad altri internazionalisti (liberati dopo nove mesi di carcere) termina il 3 agosto del 1881 con la condanna ad un anno di carcere e mille lire di multa per il solo P.. Inizia così l'avventuroso girovagare del P., dalla Svizzera passa in Romania, poi in Bulgaria, Serbia, Trieste, Zara, Francia, Inghilterra ed infine in Argentina.
Compagno di “viaggio” è Pietro Cesare Ciccarelli, anche lui partecipante della "banda del Matese". Durante il loro girovagare sono in costante collegamento con Malatesta, prendono contatti con ambienti rivoluzionari dei paesi toccati. Intraprendono attività commerciali (che le autorità di polizia italiane sospettano non rispettino la legalità) dalle quali Malatesta, a Londra, si aspetta di ricavare dei finanziamenti. Purtroppo il P. e il Ceccarelli il 27 aprile del 1881 scrivono a Malatesta da Trieste e denunciano di aver lasciato la Romania con un passivo di 100 mila franchi e di essere senza un soldo in tasca.
Tra l'agosto ed il novembre di quell'anno il P. è segnalato a Le Havre, in viaggio verso l'Inghilterra. Il 6 dicembre P. parte da Londra alla volta di Buenos Aires sul piroscafo Kepler, salutato fino a bordo da Carlo Cafiero. Nella primavera del 1882 P. comunica a Ceccarelli che si trova molto bene a Buenos Aires dove ha iniziato ad intraprendere attività commerciali e denuncia un buon giro di affari; Malatesta conta su possibili finanziamenti da parte del P.. Le autorità italiane pensano di attivarsi tanto che, in una nota da Buenos Aires al Ministro degli Esteri, si comunica che si procederà a diffondere notizie atte a gettare discredito sulle attività del P.. Nel 1885 ospita per alcuni mesi Errico Malatesta durante il soggiorno argentino di quest'ultimo. Nella sua permanenza in Argentina ospita anche altri esuli italiani.
Il P. rimane però nella memoria locale, tanto che nel 1886 è vanamente atteso dalle autorità di p.s. di Fabriano dopo la diffusione della notizia di un suo rientro per un convegno anticlericale (al quale avrebbero partecipato anche Andrea Costa e Tommaso Lippera). Il P. invece rientra brevemente in Italia solo il 18 luglio del 1913. Il ritorno di P. a Fabriano desta un notevole interesse che culmina in una conferenza al Teatro Montini il 9 di agosto alla presenza di oltre 300 concittadini e delegati di gruppi anarchici della zona e in un banchetto in suo onore (e a quello di Antonio Zaccagnini) con 120 partecipanti. P. il 12 agosto incontra in Ancona, dopo 28 anni, Errico Malatesta e oltre a rievocare le antiche gesta, sottoscrive per «Volontà» e per la stampa anarchica promettendo collaborazioni dall’Argentina. Partecipa poi, il 7 settembre, a Imola, al convegno degli ex internazionalisti. Il 17 settembre, con il piroscafo "Duca di Genova", riparte per l'Argentina, per la città di Patagones, dove si era stabilito ormai da diversi anni insieme alla moglie ed una moltitudine di figli. P. muore a Patagones il 6 aprile del 1925.  (Federico Sora)


Dal sito dell’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini  http://www.bibliotecaliberopensiero.it/

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