27.8.18

Lei. Una haikizzazione da Cesare Pavese (S.L.L.)

Stromboli

Acqua nel bosco.
Emergono caute
la schiuma remota, le alghe sepolte,
le gambe e le spalle,
a riva.

Intorno,
nel buio incerte,
passano il bosco calante
le scure ragazze.
Raccolto lenzuolo il mare disteso.

Qualcuna dal mare:
i piedi, il corpo tremante
traspaiono a volte,
di notte,
quando muta la luna.

Non torna mai più,
bianca e abbagliante,
lei.

Il testo originario
DONNE APPASSIONATE
Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l'acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant'è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai copi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che i greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all'aperto, nel lenzuolo raccolto.

Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Ci son occhi nel mare, che traspaiono a volte.

Quell'ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei. 

(da Lavorare stanca, 1936)

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