25.7.15

Sicilia, terra di vita e morte. Il mistero e l'attrazione (Nicola Tranfaglia)

C’è una poesia nel terzo volume delle Opere di Leonardo Sciascia pubblicate nel 1991 da Bompiani che lo scrittore di Racalmuto dedica alla sua terra e di cui vale la pena riprodurre qualche brano per un discorso sull’isola. «Come Chagall - scrive Sciascia - vorrei cogliere questa terra dentro l’immobile occhio del bue. Non un lento carosello di immagini, una raggiera di nostalgie: soltanto queste nuvole accagliate, i corvi che discendono lenti; e le stoppie bruciate, i radi alberi che si incidono come filigrane». E ancora. «Il silenzio è vorace sulle cose. S’incrina se il flauto di canna tenta vena di suono: e una fonda paura di rama».
Vita e morte, insomma, legate tra loro nelle sensazioni di chi vive in Sicilia. Potrei continuare la citazione ma credo che il lettore possa coglierne il sapore. La terra siciliana comunica a chi c’è nato, o a chi c’è stato tante volte amandola e insieme avendone emozione, il senso di un mistero e di un’attrazione sottile. La sua lunga storia, i popoli che ci sono arrivati e poi rimasti per tanto tempo come gli arabi, lasciandovi tracce importanti, i contrasti della sua natura solare, i misteri che la circondano, sono tutti elementi che ne aumentano il fascino e la seduzione.
Chi può dire perché, proprio in quell’isola, la mafia sembra esser nata e cresciuta non si sa ancora quando e perché tutti quelli che l’hanno combattuta fino alla morte (o che l’hanno studiata per tanti anni o magari per tutta la vita) hanno contratto un così forte rapporto con lei?


“l'Unità”, 9 dicembre 2009

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