10.10.11

Quando uccisero il Che... (da fb)

Quando uccisero il Che la notizia circolò dapprima con qualche dubbio, poi fu addirittura smentita e solo dopo un paio di giorni confermata. Appresa alla radio l'orribile nuova in attesa di conferma, io la sentii vera e ne piansi. Poi andai in sezione: c'era il segretario, Giovanni Riggeri. Era stato segretario provinciale della Federbraccianti e sindaco del paese. Gli dissi: "E' morto Che Guevara. Affiggiamo la bandiera a mezz'asta!". Mi disse: "Che Guevara chi?".
Riggeri era un compagno di valore e leggeva "Il giornale di Sicilia" e "l'Unità" e non era l'unico tra i quadri di base e i militanti del Pci a non sapere nulla (o quasi) di Che Guevara. La stampa di partito molto di rado ne citava il nome e perfino Amendola, che nel luglio lo aveva attaccato in Comitato Centrale, non lo aveva, ma aveva parlato di "qualche stratega di farmacia che pretende di creare molti Vietnam", con riferimento al suo messaggio dalla Bolivia. 
Quel messaggio era stato diffuso in Italia in quello stesso anno, ma in una rivista di piccola nicchia, "La Sinistra", diretta da Lucio Colletti, che molti anni dopo avrebbe fatto il deputato con Berlusconi. Sull'ultima pagina, su fondo rosso, campeggiava la frase conclusiva di quel testo (il cui titolo, lunghissimo, era: Creare due, tre, molti Vietnam, questa è la parola d’ordine): "Ogni nostro atto è un grido di guerra contro il nemico del genere umano, l'imperialismo degli Stati Uniti dell'America del Nord... Ovunque ci colga la morte che sia la benvenuta a condizione che altre mani si levino a raccogliere le nostre armi". 
Dopo l'uccisione uscì il manifesto commosso e commovente che faceva più o meno così: "Il Partito Comunista Italiano china le sue bandiere dinanzi a Ernesto Che Guevara, rivoluzionario, combattente della libertà e medico dei lebbrosi...". Pare che fosse il vicesegretario Berlinguer a dettarne il testo. Dopo quel manifesto furono in tanti - tra i militanti - a chiedere, a leggere, a interessarsi. 
Non si può scordare che lo stesso fallimento del tentativo rivoluzionario del Che si deve in parte ai comunisti "ortodossi" della Bolivia, che, invece di appoggiarlo, lo ignorarono, o  fecero addirittura di peggio.

Il post mette insieme un mio "stato" di facebook e un successivo commento del 9 ottobre 2011.

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