30.4.10

La sfida di Ruini ("micropolis on line" - 27 aprile 2010)

Il Cardinale Camillo Ruini, protagonista indiscusso della politica italiana quando era presidente della Cei e riorganizzatore “leninista” della Chiesa cattolica nella Penisola, dopo il passaggio in seconda fila era rimasto per qualche tempo un po’ in ombra. E’ tornato a far parlare di sé agli inizi di marzo, scendendo in campo a favore della Polverini. Più d’uno notò la stretta relazione tra quella dichiarazione d’ingaggio e i rilevanti interessi vaticani nella sanità romana e laziale, che erano stati sempre a cuore di Ruini, in tutto il lungo periodo nel quale aveva retto la diocesi della capitale come primo ausiliario del Papa.

Dopo le elezioni Don Camillo da Sassuolo si è rimesso in movimento programmando una serie di pubbliche uscite. Una delle prime è stata quella del 23 aprile scorso a Spoleto, ove ha inaugurato la serie di incontri dal titolo I dialoghi del venerdì, organizzati per impulso del nuovo vescovo di Spoleto e Norcia, Boccardo. Il tema dell’incontro era La sfida educativa, strettamente collegato con la funzione che Ruini ha assunto dopo il suo pensionamento dalla reggenza romana, quella di responsabile della questione “educazione” per conto della Cei.

Nel corso della lunga introduzione e nel breve giro di domande e risposte il cardinale ha volato alto: una rinnovata polemica filosofica contro il relativismo, il nichilismo e il cosiddetto “naturalismo”, una ribadita condanna del permissivismo, la proposta di un ritorno alla “verità” che dovrebbe sostanziare la “libertà” dell’educatore e dell’educando. La linea che Ruini sembra indicare a genitori, insegnanti, preti è basata su un “ritorno all’ordine” e sulla indispensabile restaurazione di una qualche autorità. Su questi temi la Cei vorrebbe chiamare a confronto tutta la società italiana, anche nelle sue parti laiche, per rispondere a quella che Ruini ha chiamato, con parole di Ratzinger, “emergenza educativa”. Tra le righe il porporato lascia intendere che solo il cattolicesimo offrirebbe all’Italia disgregata e alla sua gioventù disperata una risposta forte fondata su tre assiomi: Dio c’è; l’uomo è distinto e superiore al resto della natura cioè è dotato di anima; solo una fede in cui Dio c’è ed è amico dell’uomo può aiutare l’affermarsi di una autentica moralità.

Naturalmente nel discorrere di Ruini e nel successivo dibattere manca una domanda: come può proporsi come faro per tutti nell’educazione delle nuove generazioni una istituzione che ha alimentato (e coperto) così numerosi casi di orribile violenza sui piccoli? La pedofilia nella Chiesa, tema di cui si dibatte sulle tv e nei giornali come nei tribunali di mezzo mondo, a Spoleto era tabù. Ruini, dopo aver fatto il Lenin del Vaticano, l’artefice di una organizzazione centralizzata ed efficiente, pretenderebbe di fare il Gramsci, prospettando alla Chiesa il compito dell’“egemonia”, della “direzione intellettuale e morale”, ma i fatti, giorno dopo giorno, s’incaricano di scalfirne l’autorevolezza. E allora ai cardinali e allo stesso Ruini non resta che far comunella con le “potenze mondane”. Dice il cardinale che la Cei, attraverso un importante documento che uscirà tra un paio di mesi, per realizzare una sorta di “alleanza educativa” intende parlare “all’intero paese con le sue istituzioni e classi dirigenti”: per non sbagliare Ruini s’è già incontrato con la Gelmini e con la Marcegaglia. Evviva.


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