26.11.16

“Furfante” e “farfanti” (S.L.L.)

La dichiarazione del dichiarante. Da "Ladro lui, ladra lei"
I dizionari italiani, anche quelli specializzati nelle etimologie, riconducono il sostantivo furfante a un arcaico verbo forfare o furfare, del cui uso forniscono in verità una documentazione scarsissima e rinviano francese fors faire (“fare fuori”). Il verbo verrebbe usato come intransitivo assoluto nel senso di “fare del male”, ma potrebbe legarsi a un complemento indiretto con il significato di “recare danno” o di “fare un inganno” (forfare a qualcuno) o essere addirittura transitivo (furfare qualcosa) nel senso di “rubare”.
Questo forfare o furfare, pochissimo usato e con valore semantico fluttuante, si collegherebbe anche a forfè o forfait (alla francese) e a tutti i termini connessi.
Codeste congetture (di questo si tratta) rivelano la loro debolezza se si confrontano i vocaboli toscani furfante (“persona senza scrupoli capace di inganni e raggiri”, “malfattore” o anche, scherzosamente, “birbaccione”) e furfanteria (“furberia furfantesca”), progressivamente affermatisi dopo il 1500, con i siciliani farfanti (il cui significato principale è “bugiardo”, “imbroglione” o anche, più benevolmente, “contaballe”) e farfantaria, cioè la bugia, l'inganno o la balla.
Occorreranno opportune verifiche, ma c'è già materia per ipotizzare una diversa (e comune) origine sia del vocabolo toscano che di quello siciliano. In Sicilia si usa dire latru di pinna (ladro di penna) e latru di bancata (per indicare il bottegaio disonesto); ma c'è anche il ladro di parola. Il latino fur fans è appunto il ladro che parla, quello che usa le parole per imbrogliare e derubare e dal latino fur fans probabilmente derivano sia farfanti che furfante. Il vocabolo continentale privilegia l'atto del depredare, in quello dell'isola dei sofisti è prevalente la seduzione realizzata con l'arte del dire, ma entrambi contengono l'una e l'altra sfumatura di significato.


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