2.1.13

Umbria. Quei maiali della camorra ("micropolis" - decembre 2012)

Il prestanome con la pistola
Sparata nelle locandine e nei titoli di prima pagina dei quotidiani regionali il 19 dicembre la notizia è che l’Umbria è diventata terra di camorra.
In realtà si tratta del sequestro di due aziende agricole tra Bettona e il Trasimeno e di un altro immobile, per il valore complessivo di circa un milione di euro, che fanno capo a tal Biagio Ciccone, da Nola, cognato del boss ergastolano, Fabbrocino. Robetta, insomma. L’intervento in Umbria, oltre tutto, si compie all’interno di una inchiesta della Divisione investigativa antimafia di Napoli che ha disposto sequestri per 112 milioni: l’“operazione Fulcro”. Quello umbro è in sostanza un rivoletto di quell’inchiesta.
“Il Messaggero”, nelle sue pagine locali, il giorno dopo titola: Camorra, spuntano le armi. Chi si aspetta di trovare notizia di traffici di armi con basi in Umbria resta assolutamente deluso. Uno dei prestanome delle aziende, tal Tittillo, nel 1997 è stato fermato per detenzione illegale di una pistola, una sola pistola, nel comune di Bastia, ove risiede anche Ciccone. Il Tittillo in una didascalia è definito “boss” e si fa presente che il fermo avvenne a due mesi dal terremoto. Chiamare boss un prestanome con la pistola ci pare francamente troppo e tutto l’arrampicarsi sugli specchi non riesce a nascondere che si tratta di una operazione di routine.
Motivi di inquietudine tuttavia non ne mancano. Dal “Corriere dell’Umbria” per esempio apprendiamo che una delle due aziende sequestrate, la Goga di Magione, nel 2004 tentò di sottrarre all’abbattimento forzato 2500 suini infetti da grave patologia che vennero in parte rintracciati mentre venivano trasferiti in Campania, a farne salsicce probabilmente. Come mai l’allevamento è sequestrato solo adesso?
Più in generale. Acchiappare i prestanome con la pistola e sequestrare i beni a loro intestati è necessario e lodevole, ma senza dimenticare i processi di finanziarizzazione delle mafie, senza ignorare gli intrecci tra legale e illegale, tra infiltrati e umbri di cui ci sono molte tracce in molti campi. Quello dei rifiuti e del loro trattamento per esempio.

Dalla rubrica Il fatto

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