3.1.13

Sessantotto. L'immaginazione di Nicolini (Marco Palladino)

Su “Le reti di Dedalus”, rivista on line del Sindacato Scrittori un ricordo di Renato Nicolini e di alcune indimenticabili estati romane. (S.L.L.)
Renato Nicolini
I sessantottini muoiono e non sono, invero, tutti uguali. Penso a Renato Nicolini venuto meno a 70 anni lo scorso agosto. Un intellettuale che amava la politica che non lo ha mai riamato e che, appena ha potuto, lo ha definitivamente emarginato. Per Renato la politica era, appunto, la ‘polis’, il fare per il ‘comune’, per il bene comune della cittadinanza. Questo è stato il senso profondo della sua ‘Estate Romana’, poi imitata, ma mai eguagliata in tutta Italia e anche all’estero (Jack Lang in Francia la prese a modello per la sua politica culturale).
Inarrivabile e inimitabile è stato il mix di popolare ed avanguardia, di cultura alta e bassa, di sperimentazione e intrattenimento che lui è riuscito a confezionare nei nove anni (1976-1985) in cui è stato assessore nella capitale. Nicolini è stato veramente “l’imagination au pouvoir”, come recitava il famoso slogan del Maggio ’68 francese. In quegli anni ’70 brutali e sanguinosi, egli ha saputo cogliere lo zeitgeist di una voglia di reazione, di una scintilla di fantasia e libertà. Ma senza aver programmato nulla, assecondando semplicemente una intuizione e le energie creative allora in circolazione. Come ha testimoniato sul Corsera in un bell’articolo postumo Franco Cordelli: “Si procedeva per tentativi, si rischiava. Però si decideva (si decise) di rischiare insieme. La poesia? Una follia. Il cinema per la strada? Un altro colpo di testa. La cosiddetta teoria, per fortuna, venne dopo. Si costruì a poco a poco e nelle cose, così come stavano inaspettatamente accadendo”. Le formule ‘magiche’ come “l’Effimero”, “il Meraviglioso Urbano” vennero dopo, come etichette a posteriori su eventi vivi e di massa, che rimettevano in causa e in movimento la politica e la cultura.
La morte di Renato è per me la morte del ’68 migliore, quello che non soltanto a chiacchiere ideologiche voleva cambiare il mondo, quello che almeno per un periodo ci ha dimostrato realmente che ‘un altro mondo è possibile’. 

da Le Reti di Dedalus, novembre 2012 

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