19.4.18

25 luglio 1943. Il pranzo del Duce (Folco Portinari)


La storia (o l’aneddotica) pare dica che S.M. Vittorio Emanuele III, re e imperatore, non abbia mai invitato a pranzo il Cavaliere Benito Mussolini. Mai nei vent'anni di permanenza a Roma. Ebbene, a me piacerebbe inventare un racconto fantastorico in cui si smentisse questa congettura o questo accidente, caricandolo al tempo stesso di inquietano suggestioni. L'ambiente resterebbe sempre villa Savoia, la residenza di S.M. imperiale, mentre la data dovrebbe essere il fatale 25 luglio 1943.
“Pronto... Cavaliere, perché non viene a pranzo da noi? È tanto che volevo invitarla, ma non si è mai presentata l'occasione. Anche Elena e Umberto saranno lieti... Sì? Allora l’aspetto domani alla mezza. Domani 25. mi raccomando...”. Cosa poi sia accaduto dopo il caffè, in quel pomeriggio d'estate, con ambulanza e carabinieri, ognuno sa bene, perché ciò appartiene da mezzo secolo, alla cronaca giallo-nera del reame.
Il pranzo, dunque. Più che Babette qui potrebbe venirci in soccorso un maestro del gastrocinema, Bunuel, a suggerirci un rituale o una dinamica degli avvenimenti e dei comportamenti, un cerimoniale allucinatorio, tra il macabro e l'osceno, come pretende l'evento. Ma anche Almodovar può andar bene a sostener la regia. Il punto è altrove, però. Sta proprio nell'allestimento culinario, nella realizzazione di un menu storicamente verosimile. Dunque, la guerra durava da tre anni. Gli alimenti erano razionati e per acquistarli era necessaria una tessera annonaria, con su tanti quadratini per ogni mese. A ogni acquisto si tagliava il quadratino specifico. Finiti i quadratini finiti gli acquisti. Le razioni comportavano: 150 grammi dì pane nero al giorno, 250 .grammi di zucchero al mese...
L'agiografia sabauda ci aveva abituato a una regina Elena domestica, donna di casa, perciò è naturale immaginarla in cucina a presiedere alla scelta dei piatti. Anziché il solito Cuoco del re consulta Petronilla, 200 suggerimenti per... questi tempi, edizione Sonzogno, fresco freschissimo di stampa, 30 maggio 1943-XXI; lo stesso, stessissimo che mi avrebbe lasciato in eredità la mia borghesissima madre. D'altra parte, mica si può invitare il Cavaliere facendo ricorso alla regal borsa nera...
Allora, vediamo un po’... Si potrebbe incominciare con una «Minestra di castagne», niente pasta, niente riso e niente grassi, come recita la didascalia, per chi abbia consumato in anticipo i tagliandi della tessera: 15 castagne secche a testa, in molta acqua, con sale e semi di finocchio; «strabollire»; a cottura ultimata mezzo litro di latte e cuocere per altri 15'. Oplà! Oppure un «Risotto giallo», ma senza zafferano, sostituito da un tuorlo d'uovo sbattuto da aggiungere a fine cottura, assieme a un cucchiaio di burro, per sei persone.
Indi un pesce. Si potrebbe tentare con una frittura senza (o con pochissimo) olio, con «quel poco grasso dei quale potete disporre, in modo che ne resti appena unto il fondo...; quando il poco grasso fumerà, innalzate la fiamma e versate nella padella i pesci...senza dover né scolarli, né stenderli su carta asciugante». Credo bene...
La carne: «Scaloppine di vitello», senza grassi. Il sugo si otterrà stendendo «sul tegame un foglio di carta gialla da macellaio», ponendo il coperchio, sovrapponendovi «un ferro da stiro» e collocando «il tegame sopra una pignatella d'acqua che bolle», lasciando infine «cucinare le fettine per mezz'ora» («troverete la carne immersa in un sughetto promettente»!). Se invece si preferirà un lesso, ecco una maionese d'accompagnamento, senza olio, sostituito da «3 dita di acqua». Contorno di «Insalata di verdure», niente olio. E per concludere, una «Torta margherita di fagioli», 2 cucchiai di zucchero. (O meringhe, per recuperare i bianchi d'uovo). Poi astragalo, in assenza di caffè (o carcadè, in assenza di the). Potrebbero sembrare ricette di una cuisine quasi nouvelle, preoccupata più che altro del tasso di colesterolo. Infatti, allora, i motivi di morte erano ben differenti, ignote, allora, le colesterolemie. Però il Cavaliere arrivò a villa Savoia con un peso sullo stomaco, quel 25 luglio: i suoi compari gli avevano propinato, nella notte, una polpetta avvelenata. Senza grassi, secondo le indicazioni di Petronilla.

“L'arcigoloso – l'Unità”, 7 agosto 1989

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