14.1.12

Chi si contenta. Un racconto giovanile di Italo Calvino

C’era un paese dove era proibito tutto.
Ora, l’unica cosa non proibita essendo il gioco della lippa, i sudditi si riunivano in certi prati che erano dietro al paese e lì, giocando alla lippa, passavano le giornate.
E siccome le proibizioni erano venute un poco per volta, sempre per giustificati motivi, non c’era nessuno che trovasse a ridire o non sapesse adattarsi.
Passarono gli anni. Un giorno i connestabili videro che non c’era più ragione a che tutto fosse proibito e mandarono messi ad avvertire i sudditi che potevano fare quel che volevano.
I messi andarono in quei posti dove usavano riunirsi i sudditi.
- Sapete – annunziarono – non è più proibito niente.
Quelli continuavano a giocare alla lippa.
- Avete capito? – insistettero i messi. – Siete liberi di fare quello che volete.
- Bene – risposero i sudditi. – Noi giochiamo alla lippa.
I messi s’affannarono a ricordar loro quante occupazioni e belle e utili vi fossero cui loro avevano atteso in passato e cui potevano di nuovo attendere d’allora in poi. Ma quelli non davano retta e continuavano a giocare, una botta dopo l’altra, senza nemmeno prender fiato.
Visti i vani tentativi, i messi andarono a dirlo ai connestabili. – Proibiamo il gioco della lippa.
Fu la volta che il popolo fece la rivoluzione e li ammazzò tutti.
Poi senza perdere tempo, tornò a giocare alla lippa.

Postilla
Questo raccontino, che Calvino scrisse all’età di 19 anni nel 1942, venne pubblicato per la prima volta insieme ad altri su “la Repubblica” nel 1986 nell’anniversario della morte (Quattro racconti). Lo si ritrova nel volume Prima che tu dica Pronto, Mondadori.

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