10.4.19

Rolling Stones. Vite molto rock'n'roll, trasgressive ma non troppo (Flaviano De Luca)


“Eravamo in guerra aperta con il mondo” dicono Mick Jagger e Keith Richards, il nucleo dei Rolling Stones, il diabolico gruppo rock sovversivo che vuole mettere a soqquadro il conformista e grigio universo britannico, coi loro scimmiottamenti da neri, rockacci torcibudella, dichiarazioni incomprensibili. Siamo all'inizio degli anni sessanta quando comincia la fantastica cavalcata di questi ventenni appassionati di blues, tra le prove di Paint it black e quelle di No Expectations ( o la lunga intro di Simpathy for the devil, che arriva direttamente dall'omonimo film di Godard del 1968) sullo schermo scorrono le immagini delle loro performance live, di materiale storico e cinegiornali dell'epoca, di aeroporti e macchinoni, arene zeppe di pubblico e studi televisivi.
È Crossfire hurricane, il documentario che vuole celebrare i cinquanta anni di vita artistica della macchina da rock'roll più rodata che esista (anche se le loro amichette oggi li chiamano gli Strolling Bones ossia i vecchietti girovaghi, con oltre 300 anni sul groppone), un'altra iniziativa come il tour americano estivo e il concerto di Hyde Park a Londra, fissato per il prossimo 6 luglio. The Rolling Stones Crossfire Hurricane, prodotto dai componenti del gruppo e diretto da Brett Morgen (grande appassionato di musica, che ha pescato in archivi pubblici e ha avuto accesso a quelli privati della band, con super8 tremolanti e frammenti dal vivo), è un imponente progetto che racconta, come mai fatto prima, la storia di un gruppo di ragazzi dapprima tanto odiati perché bellocci, trasgressivi, consumatori di amfetamine e poi amati alla follia da tutto il pianeta.
Uscito in dvd negli Usa e Oceania, verrà proiettato in 300 sale cinematografiche italiane solo il 29 e il 30 aprile, distribuito da Microcinema. Un film-concerto di due ore che racconta gli istanti prima dei concerti, i backstage tra droghe, fan e whisky, uno spaccato travolgente di quegli anni scanditi da proteste, manifestazioni di piazza e grandi concerti, un viaggio nel tempo da far gustare ai ventenni-trentenni d'oggi che conoscono solo la potenza e la bravura delle «pietre che rotolano». Il realismo delle immagini trasmette proprio quel senso di irrequietezza e lucida follia che ha caratterizzato la carriera di questi musicisti definiti a torto o a ragione gli anti-Beatles. Divertenti e curiosi i loro siparietti alla Bbc, coi paludati presentatori e le loro cervellotiche domande, schivate e rovesciate dalla band (come Sex Pistols ante-litteram).
«Le ragazze svenivano e se la facevano addosso» ricordano imbarazzati «così la polizia doveva portarle via di peso». Con una scelta insolita, il film si concentra principalmente sul periodo dall'arresto di Jagger e Richards nel 1967 che li obbliga quasi ad andare via fino al 1977 con Richards arrestato in Canada che rischia di distruggere la band e invece con una lunga disintossicazione fa ripartire il circus a tutta velocità.
Un altro episodio molto divertente, è relativo alla registrazione di un disco in un castello del sud della Francia (Exile on main street), è una piacevole testimonianza della grande comunità di hippie, musicisti, amici e conoscenti che vivono per un mese insieme naturalmente a spese degli Stones che registrano i nuovi pezzi solo dal tramonto a notte fonda perché spendono gran parte del tempo in spiaggia (ma il filmato, un po' troppo versione ufficiale, dimentica di dire che gli Stones erano così sballati che alla fine non si accorgeranno nemmeno del camioncino di ladri che viene a rubargli tutti gli strumenti!! E rimarranno una mattina a bocca aperta, come racconta con dettagli piccanti il libro di Stanley Booth, Le vere avventure dei Rolling Stones, Feltrinelli).
Non mancano le due tappe fondamentali di quegli anni, il concerto di Hyde Park del 1969, quasi il tributo funerario a Brian Jones ( e il documentario mostra bene la sua traiettoria ellittica dal gruppo) e qualche mese dopo il concerto di Altamont, uno show gratuito davanti a oltre 300mila persone, dove i musicisti atterrano in elicottero ma il servizio d'ordine, affidato agli Hell's Angels, accoltella a morte un ragazzo, a metà tra violenza, prevenzione e uso di droghe. L'uso insolito di diverse telecamere insegue le pazzie dei roadie e le feste dietro il palco, l'abbandono di Mick Taylor e l'arrivo di Ron Wood, gli appartamenti strapieni di pipe e marjuana e le prove dei musicisti (anche le tante donne degli Stones, da Marianne Faithfull ad Anita Pallemberg e Marsha Hunt, compaiono solo lateralmente nel filmato che si concentra tutto su Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Bill Wyman, quest'ultimo abbandonerà la band nei dischi dei 90 ma continuerà a salire sul palco e suonare dal vivo).

“il manifesto” mercoledì 10 aprile 2013

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