1.5.10

Inno (anarchico) del primo maggio - di Pietro Gori

Pietro Gori, nato a Messina nel 1865 e morto a Portoferraio nel 1911, fu avvocato, agitatore e giornalista. Tribuno degli anarchici italiani combatté le battaglie più dure nella Milano degli anni Novanta dell’Ottocento. Fu esule in Svizzera, a Londra, nell’una e nell’altra America. E’ autore di poesie e inni, tra cui il più celebre e bello è Addio Lugano bella, scritto alla fine del 1894 dall’esilio svizzero. Intorno al 1896 è datato questo inno al primo maggio, che divenne il timbro degli anarchici nelle celebrazione della ricorrenza ed ebbe una discreta diffusione in Italia e in Argentina. E’ in verità piuttosto convenzionale nell’invenzione, assai meno bello dell’addio a Lugano e assai meno incisivo dell’inno di Turati. Lo si cantava sull’aria il Va pensiero, il coro del Nabucco verdiano. (S.L.L.)
Vieni o Maggio t'aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol

Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto matura
a la vasta ideal fioritura
in cui freme il lucente avvenir

Disertate o falangi di schiavi
dai cantieri da l'arse officine
via dai campi su da le marine
tregua tregua all'eterno sudor!

Innalziamo le mani incallite
e sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni de l'ozio e de l'or

Giovinezze dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai petti il coraggio e la fè

Date fiori ai ribelli caduti
collo sguardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor!

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