13.7.11

La libertà di morire. Piergiorgio Welby e la vendetta del Vicario.

Piergiorgio Welby
Il 21 settembre 2006 Piergiorgio Welby, 60 anni, malato di distrofia muscolare da anni costretto  alla respirazione artificiale, scrisse una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Scrivo a lei, ma mi rivolgo anche ai cittadini che avranno la possibilità di ascoltare questo mio grido, che non è di disperazione ma carico di speranza umana e civile».
Il messaggio di Welby era accompagnato da un video in cui appariva immobile, a letto, con un respiratore artificiale che gli insufflava aria attraverso la trachea: la sua voce sintetizzata al computer leggeva l' appello a Napolitano. Eccone qualche passaggio.
«Io amo la vita. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Ma ora, il mio corpo non è più il mio. E’ lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio, ma sono italiano e qui non c' è pietà. Starà pensando, Presidente, che sto invocando una morte dignitosa. No, non si tratta di questo. La morte non può essere dignitosa. Dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia dignitosa è un modo per negare la tragicità del morire. L’eutanasia non è morte dignitosa, ma morte opportuna nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier…
Sua Santità Benedetto XVI ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino alla eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della persona umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio della trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? ».
La vendetta contro Welby non fu esercitata in prima persona dal vicario di Cristo, ma dal Vicario del Vicario. Il cardinale Camillo Ruini, quando nel dicembre 2006 Welby ottenne di essere liberato dalla respirazione forzosa, emise il seguente comunicato, un capolavoro d'ipocrisia.
«In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dei casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto pubblicamente e ripetutamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica, nn.2276-83; 2324-25). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti».

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