7.6.12

Bakunin contro Rousseau

La libertà degli individui non è un danno individuale, è un fatto, un prodotto collettivo. Nessun uomo potrebbe essere libero al di fuori e senza il concorso di tutta l’umana società. Gl’individualisti, o i falsi fratelli socialisti che abbiamo combattuto in tutti i congressi di lavoratori, hanno sempre detto, coi moralisti e con gli economisti borghesi, che l’uomo potrebbe essere libero, che potrebbe essere uomo, fuori della società, perché la società venne fondata da un libero contratto di uomini anteriormente liberi.
Questa teoria, proclamata da J. J. Rousseau, lo scrittore più malefico del secolo passato, il sofista che ha ispirato i rivoluzionari borghesi, questa teoria denota un’ignoranza completa della natura e della storia. Non è nel passato, non è neppure nel presente, che dobbiamo cercare la libertà delle masse, è invece nell’avvenire, in un prossimo avvenire: è in quel fatidico domani in cui dovremo creare noi stessi con la potenza del pensiero, della volontà, ma anche con quella del braccio.
Dietro di noi non c’è mai stato libero contratto, non c’è stata che brutalità, stupidità, iniquità e violenza; e anche oggi, lo sapete troppo bene, questo sedicente libero contratto si chiama patto della fame, schiavitù della fame per le masse e sfruttamento della fame di parte delle minoranze che ci divorano e ci opprimono.
La teoria del libero contratto è altrettanto falsa dal punto di vista della natura. L’uomo non crea volontariamente la società, vi nasce involontariamente. Egli è per eccellenza un animale sociale; non può divenire un uomo, cioè un animale che pensa, parla, ama e vuole, se non in società.

Nota
Il brano è tratto dalla seconda delle tre conferenze fatte agli operai della Valle di Saint-Imier in Svizzera nel maggio 1871, pubblicate dalla "manifestolibri" nel 1995 sotto il titolo Tre conferenze sull'anarchia.

1 commento:

Unknown ha detto...

Parole sacrosante

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