5.6.12

Un talebano a Milano (dal sito “Cattolicesimo reale”)

Dal sito “Cattolicesimo reale”, curato da Walter Peruzzi, autore dell’indispensabile omonimo volume, riprendo il post che segue, a commento del recente passaggio milanese del papa tedesco. (S.L.L.)
Lo sbarco di Ratzinger a Milano è stato accolto dallo scodinzolante plauso della Tv, delle autorità locali, del primo ministro in carica e perfino del ministro a riposo Umberto Bossi.
Banalità in mondovisione
Il 2 giugno la Rai-Tv ha mandato in onda, al posto del Tg3, sposi cinguettanti dei cinque continenti e un papa costosamente addobbato, che facevano a gara nel dire penose banalità sulla incantevole bellezza della fede e sulle caste gioie della famiglia. A rendere più commovente il quadretto non è mancato, a lato di sua Santità, un comico Tarcisio Bertone costantemente a mani giunte (forse in segno di penitenza per le puttanate che combina in Vaticano quando è fuori controllo).
Né sono mancate le sgrammaticature circa l’incontro, più volte definito fra «laici e cattolici» come se i due termini si escludano a vicenda: il che è anche vero per chi ritiene termini come “cattolico” e “clericale” sinonimi. Ma non credo fosse quello che sindaco e papa volevano dire …
In ogni caso il punto dolente, finiti i preliminari, è stato come sempre il dialogo fra credenti e non credenti, riproposto fra laiche genuflessioni e vaticani sberleffi.

Famiglia e famiglie
Pisapia aveva auspicato di lavorare «spalla a spalla» per il bene comune di «tutte le famiglie». Un termine cauto, per non dire volutamente ambiguo, con il quale i laici potevano intendere “tutti i vari tipi di famiglia” e i clericali l’unica famiglia cristiana – declinata al plurale per poterle abbracciare tutte, almeno quelle convenute a Milano.
E Ratzinger si è affrettato a rispondere che questo solo è il senso del plurale, dato che una sola è la famiglia «naturale», «fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna», «aperta alla vita» e via col mantra. Anzi, già che c’era, ha precisato che la famiglia «naturale» con tutto quel che per lui segue (la libertà della stessa di farsi pagare la scuola privata dallo stato, la non-libertà per la donna di abortire e per gli esseri umani di disporre della propria vita) è un obbligo per tutti, non già perché siamo in uno stato confessionale («concezione … superata», ha avuto la faccia tosta di dichiarare) ma perché «le leggi debbono trovare giustificazione e forza nella legge naturale». La quale, vedi combinazione!, coincide con la morale cattolica.

No democrazia, no dialogo
Ora, benché Ratzinger sia uomo di scadenti letture non può certo ignorare che la famiglia cristiana di cui va cianciando non è l’unica, «creata da Dio» (come diceva un’ingenua suorina intervistata a Milano), ma è uno dei tanti tipi di famiglia succedutisi nella storia umana. Punto.
Così come non può ignorare che il diritto naturale è declinato in modi diversi e perfino opposti dai vari filosofi. Sicché solo in malafede si può gabellare per «diritto naturale» che impegnerebbe tutti i cittadini di uno stato laico la particolare filosofia (e morale) cattolica.
Si tratta in realtà di gherminelle per far rientrare dalla finestra del diritto naturale la concezione e la pratica dello stato «confessionale» che i papi obtorto collo devono dire «superata», ma che resta per loro un insuperato e irrinunciabile strumento di governo.
Il che rende il cattolicesimo ovviamente incompatibile con la democrazia e dovrebbe rendere tutti avvertiti, i politici “laici” in primis, che è da rifiutare qualsiasi “dialogo” col papa e dintorni.

Postato su "cattolicesimo reale" il 3 giugno 2012

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