14.1.15

1933. Il duce riceve 92 madri “simbolo della continuità della razza”

Roma, 20 dicembre 1933, notte.
In occasione della celebrazione della giornata della madre e del fanciullo, esaltazione dei simboli della forza e della continuità della razza, il Duce, come è stato annunziato, riceverà in uno dei prossimi giorni 92 madri giunte da tutte le Provincie d'Italia e che rappresentano le più numerose famiglie italiane. Con la visita al Capo del Governo, primo animatore e instancabile assertore della saldezza del vincolo familiare come nucleo essenziale della Nazione e della necessità dell'accrescimento demografico come fondamento primo della potenza dei popoli, degnamente avrà inizio la significativa celebrazione.
Stamane a Roma, con i primi treni, sono cominciate ad arrivare le prime madri che durante tutto il viaggio, soprattutto quelle che venivano da paesi lontani, sono state fatte segno alle più premurose attenzioni da parte dei militi ferroviari, che hanno svolto con affettuosa cordialità e con squisita cortesia il compito d'assistenza che a essi era stato affidato. Durante il viaggio, a ogni cambiamento di personale viaggiante, i militi che lasciavano il servizio non mancavano di dare a coloro che li sostituivano la precisa consegna delle donne loro affidate, fra le quali qualcuna era anche in stato di dare prossimamente un altro figlio all'Italia. Al Comando della Milizia ferroviaria di Termini le ospiti, appena scese dai treni, venivano affidate alle cure di alcune signore appartenenti all'Opera nazionale maternità e infanzia, che erano appunto adibite a quel compito. Esse hanno accompagnato le donne nei vari alberghi loro assegnati, dove hanno potuto prendere riposo prima di cominciare isolate o a gruppi la visita della Roma mussoliniana, visita che per esse da tempo costituiva uno dei più grande desideri.

NOBILI ESEMPI
«Posso vantarmi - ha detto a qualcuno una madre di Suzzara (Mantova), Angela Falavigna - che tutti i miei figli hanno avuto il latte dal mio petto; anzi, quando qualche conoscente si trovava in condizioni di non poter allattare, mi prestavo molto volentieri perché la carità, fra poveri specialmente, è tanto gradita al Signore. C'è stato un tempo che oltre il mio figliolo ho allattato insieme perfino tre figli estranei».
Qualcuna di queste madri ha dovuto portare con sé l'ultimo figlio perché troppo piccolo per essere lasciato in casa. Una di queste è Elvira Anderlini di Calcara (Bologna) che dà ancora il latte a un suo bambino, il quale proprio domani compirà otto mesi. Ha avuto sedici figli di cui quindici sono viventi e il più grande ha 25 anni.
La mamma, che vanta il primato dei figli viventi, è la signora Paolina Bellucci, napoletana, vedova di Domenico Rolando, che risiede ora a Portici. È giunta a Roma oggi nel pomeriggio. Essa, che è andata sposa a quattordici anni, ha avuto diciotto figli ed essi sono tutti vivi. Alla famiglia Bellucci-Rolando, ancora vivente il marito, pervenne una fotografia del Capo del Governo con la seguente dedica: «Al cav. Domenico Rolando e alla sua bella famiglia. Mussolini».
Michelina Satin in Cavarossa è una coIona di Bovolenta (Padova) che ha 45 anni ed ha il volto roseo e fresco: sposatasi a 22 anni ha regalato a suo marito in 23 anni ventidue figli. Di essi però cinque sono morti ed ora essa ne ha diciassette».
La fiumana Antonia Pilepich in Superina è una contadina che ha tredici figli di cui sei hanno già una loro famiglia.
A Roma la prescelta è una nobile: la marchesa Agata di Nannarini che in 36 anni di matrimonio ha messo al mondo diciotto figli di cui quindici sono viventi. Suo marito, il marchese Giuseppe di Nannarini, è attualmente ufficiale della guardia nobile del Papa e due figli sono anch'essi guardie nobili. La marchesa di Nannarini si vanta giustamente di avere allevato da sé tutti i suoi figli e di avere sentito sempre la grande gioia di possedere una numerosa famiglia, e sostiene che quanto più figli si hanno, meglio si educano.

LE GIOIE DELLA MATERNITÀ
«A noi - essa ha detto - i figli non hanno dato che fortuna e gioia, anche se qualche momento triste non è mancato. Ricordo una volta che la mia casa sembrò trasformata in una clinica quando undici dei miei ragazzi furono tutti insieme ammalati di rosolia e allorché mio marito e quattro dei figli bonificando una tenuta alla Magliana vennero colpiti dalle febbri perniciose e furono salvi per l'opera piena di abnegazione del medico locale... Ma anche questi momenti tristi furono, con l'aiuto di Dio, superati e la gioia e le soddisfazioni che mi hanno procurato i miei figli mi hanno ricompensato di gran lunga di queste fugaci ansie».
Per la celebrazione della giornata della madre e del fanciullo, il Comitato provinciale dell'Opera maternità e infanzia ha pubblicato un manifesto in cui è detto fra l'altro: «Il Duce con geniale gesto che sarà imitato da molte altre Nazioni, ha, come è noto, indetto in tutto il Regno per il 24 dicembre volgente la celebrazione della giornata della madre e del fanciullo. Il comandamento del Duce ha due significati: uno profondamente politico in quanto mira all'incremento, allo sviluppo e alla prosperità della nostra antica, ma sempre giovane stirpe: l'altro squisitamente poetico, poiché non v'è poesia più universalmente sublime del sorriso luminoso, della lacrima di tenerezza d'una madre che veglia il suo bimbo nella culla. A questa celebrazione che la mente lungimirante di Benito Mussolini ha concepito come un nuovo rito quanto mai solenne, anche perché ricorre nel giorno in cui ha inizio la festa del Bambino Gesù, festa che con l'attuale rinascita di fede ha ormai forte risonanza nel cuore di tutti gli italiani, a questa celebrazione che assumerà in avvenire un tono di sempre maggiore solennità nazionale, tutti dovranno partecipare, sia nell'intimità della famiglia, sia fuori, con piena comprensione dell'altissimo pensiero del Duce».

Corriere della Sera, 21 dicembre 1933

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