7.8.14

Equitalia, il mostro mangiatutto

Uno dei tasti dolenti del «sistema-Italia» è da sempre l’evasione fiscale. I principali evasori sono le grandi società di capitale e tutti i «rentier», solo in terza battuta c’è la miriade di commercianti e lavoratori autonomi. Incapace di risolvere il problema «a monte» monitorando i redditi reali, lo stato e anche gli enti locali negli ultimi anni hanno concentrato l’attenzione sul «recupero crediti», dalle multe alle evasioni o elusioni contributive. E su questo terreno la sigla magica è «Equitalia», società a maggioranza pubblica (il 51% è dell’Agenzia delle entrate) ma a gestione privata, diventata vero e proprio terrore di cittadini che, commessa una qualunque infrazione si vedono piombare addosso cartelle esattoriali a tassi d’interesse da usura, con minaccia di pignoramento.
Tra gli incarichi di Equitalia c’è il recupero dei crediti contributivi che fino a poco tempo fa venivano direttamente gestiti dall’Inps (da notare che l'affidamento fu realizzato quando il vicepresidente di Equitalia Antonio Mastrapasqua, il “mister 24 poltrone, che era nello stesso tempo presidente dell’Inps). Si tratta della privatizzazione di un servizio che assume caratteristiche da strozzinaggio: una cartella da 4.000 euro dovuti all’Inps, Equitalia la fa lievitare in poco tempo a 6.000 euro, attraverso gli alti tassi d’interesse e le «quote di servizio». Inoltre, mentre l’Inps come soggetto pubblico offriva ai debitori tutta una serie di garanzie di rateazione per i soggetti in difficoltà, Equitalia da «buon privato» non ha pietà. Secondo i maligni persegue il pignoramento degli immobili dei debitori, un bel patrimonio da spartire, ben più dei pochi euro di un contributo previdenziale non versato.


Il testo ha come base una scheda tratta da Privati, supplemento al “manifesto”, 30/11/2010

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